110 ANEDDOTI DI GRANDI FISICI


ALBERTO MAGNO (~1193-1280), tedesco, l'unificatore di cristianesimo e aristotelismo, doctor universalis, difensore della dottrina di San Tommaso, santo dal 1931.

1. ALBERTO MAGNO VA A PIEDI (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
Alberto attraversò la Germania in lungo e in largo, percorrendo le strade a piedi e rinunciando fino agli ultimi anni della vita a una carrozza. E dagli altri pretese quello che chiedeva a se stesso. La leggenda vuole che abbia tolto l'incarico a dei priori che andavano a cavallo al Capitolo provinciale, mettendoli a pane e acqua.

2. ALBERTO MAGNO E LE DONNE (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
Con le donne Alberto sembra aver avuto rapporti del peggior tipo, e davvero ci imbattiamo qui in uno dei rari punti deboli del suo pensiero. In un passo dei manoscritti delle sue lezioni leggiamo:" Ci si deve guardare da ogni donna come da un serpente velenoso o da un diavolo cornuto; e se mi fosse permesso dire quello che so sulle donne, l'intero mondo si meraviglierebbe". E' presumibile che Alberto non capisse granché del gentil sesso, e comunque probabile che altri abbia redatto quel testo o che si tratti di una copia scritta da studenti. Opinioni analoghe venivano sostenute dalla maggioranza dei cosiddetti dotti del suo secolo.


ALHAZEN (X sec-1038), il più grande fisico-matematico arabo (ottica geometrica e fisiologia), vive in Egitto.

3. ALHAZEN E IL NILO (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
Alla corte del califfo viene affrontato il problema di come agire [ per risolvere il problema della ridotta portata del Nilo che provoca scarsi raccolti] e questo è il suggerimento di Ibn al-Haitham [Alhazen]: "Modificare il corso del Nilo". Per evitare che gli venga tagliata la testa a causa di questa proposta, che naturalmente non viene accettata, Alhazen deve ammettere di essere un po' matto. E lo fa fino al 1021.


AMPERE' Andrè Marie (1775-1836), francese, uno dei padri dell'elettromagnetismo detto il "Newton dell'elettricità", buono-timido-distratto, gli viene giustiziato il padre durante la rivoluzione francese.

4. IL DISTRATTO AMPERE (Fonte G. Gamow - Biografia della Fisica)
Ampère, pur essendo un grande scienziato, fu il classico esempio del professore distratto; si dice che durante le sue lezioni egli usasse spesso il cancellino della lavagna per soffiarsi il naso e un'altra storiella dice che un giorno, mentre passeggiava per Parigi, egli scambiò la porta di una carrozza ferma presso un marciapiede per una lavagna e cominciò a riempirla di formule matematiche: quando la carrozza si mosse egli la inseguì a piedi deciso a terminare i suoi calcoli. Un giorno Napoleone visitò l'Accademia di Parigi e Ampère non lo riconobbe. Napoleone, sorridendo, gli fece notare: "Vedete, signore, quanto sia poco piacevole vedersi raramente tra noi colleghi. Non vi ho mai visti alle Tuileries, ma so come obbligarvi a venire là o almeno a dirmi buongiorno!" e lo invitò a pranzo per il giorno dopo. Ma il giorno dopo, alla tavola nella sala da pranzo di Napoleone c'era una sedia vuota: quella riservata ad Ampère, che si era dimenticato dell'importante invito.

5. LA NEVROSI DI AMPERE (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
Ampère presentava alcune analogie con Newton: entrambi erano nevrotici. Suo padre era un ricco mercante di un piccolo villaggio vicino a Lione. […] Mancò poco che la rivoluzione francese distruggesse Ampère, quando suo padre fu condannato a morte pur essendo innocente. Per più di un anno, Ampère rimase in uno stato di profonda prostrazione. Piano piano il suo interesse per la natura e la sua profonda fede religiosa lo aiutarono a riacquistare l'equilibrio: tuttavia rimase, per tutta la vita, un personaggio strano, un esempio di professore estremamente distratto e, soprattutto, una vittima di profondi stati depressivi.


ARCHIMEDE (287-212 a.C.), greco di Siracusa, il fisico-matematico più famoso dell'antichità per il suo principio di idrostatica, amico del tiranno Gerone, ucciso da un soldato romano.

6. ARCHIMEDE NELLA VASCA DA BAGNO (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
Archimede (287-212 a.C.) fece la sua grande scoperta, come è noto, nella vasca da bagno e con il famosissimo eureka! [ho trovato!] annunciò di aver capito come poter distinguere una corona d'oro da una costituita da una lega.

7. LA MORTE DI ARCHIMEDE (Fonte G. Gamow - Biografia della Fisica)
Nel 212 a. C. , Siracusa fu occupata dalle legioni romane; un gruppo di soldati romani entrò nella casa di Archimede, che si trovava in quel momento in giardino a disegnare sulla sabbia delle figure geometriche. Uno dei soldati, vedendolo, gli si scagliò contro con la spada sguainata e Archimede gli disse, col suo povero latino: "Noli tangere circulos meos!" (Non toccare i miei disegni!). Ma il soldato romano, per tutta risposta, lo trafisse.


ARISTOTELE (384-322 a.C.), greco, il più grande filosofo empirista dell'antichità, conia il termine "phisis" (fisica) e propone una meccanica deduttiva che ha resistito 2000 anni fino a Galileo, precettore di Alessandro Magno.
8. ARISTOTELE E I PERIPATETICI (Fonte W.Weischedel - La filosofia dalla scala di servizio)
[Aristotele] era ritornato nella libera Atene. Qui raccolse intorno a sé una schiera di allievi, i quali si incontravano in un porticato e discutevano camminando avanti e indietro. Questo comportamento doveva apparire agli occhi degli ateniesi così strano da indurli a coniare per Aristotele e i suoi seguaci l'epiteto di "gironzoloni". Non è difficile ritrovarne una eco nei manuali di storia della filosofia che definiscono Aristotele e la sua scuola come "Peripatetici".

9. LA MORTE DI ARISTOTELE (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
Gli allievi furono colpiti dal comportamento alquanto singolare del maestro. E raccontano di un otre pieno d'olio bollente che egli teneva spesso sullo stomaco quando si riposava. E' probabile che Aristotele soffrisse di dolori intestinali che, cercava di alleviare con il calore. Egli morì di gastrite, come si racconta, nel 322 a.C., dodici mesi dopo il suo allievo Alessandro.


ARRHENIUS Svante August (1859-1927), chimico-fisico svedese, svela la dissociazione elettrolitica, Nobel per la Chimica nel 1903.

10. LA TESI DI LAUREA DI ARRHENIUS (Fonte Il libro di fisica - I. Asimov)
Un giovane chimico svedese, Svante August Arrhenius, fu il primo a suggerire, nel 1884, che gli ioni fossero atomi dotati di carica, per spiegare il comportamento, altrimenti incomprensibile, di certe soluzioni che conducevano la corrente elettrica. Le idee di Arrhenius, esposte nella sua tesi di dottorato presentata in quell'anno, erano talmente rivoluzionarie che gli esaminatori a fatica si risolsero a promuoverlo. Le particelle cariche all'interno dell'atomo non erano ancora state scoperte, e l'idea di un atomo elettricamente carico appariva ridicola. Arrhenius conseguì il dottorato ma con il voto minimo. Quando, sul finire del secolo scorso, venne scoperto l'elettrone, improvvisamente la teoria di Arrhenius assunse un significato sorprendente. Nel 1903 gli fu assegnato il premio Nobel per la chimica per quella stessa tesi che diciannove anni prima aveva messo in pericolo il suo dottorato. Tutto ciò, lo ammetto, potrebbe sembrare un'improbabile trama di film, ma la storia della scienza contiene molti episodi che fanno impallidire la fantasia hollywoodiana.


AVICENNA (980-1037), arabo, un precursore della chimica sperimentale, filosofo e medico dalla vita avventurosa, passa dagli amori alle persecuzioni.

11. AVICENNA CURA IL SULTANO (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
Ibn Sina [Avicenna] conduce una vita movimentata, trascorsa in gran parte presso le nobili corti iraniane del X e XI secolo. […] La sua carriera ha inizio con un colpo di fortuna. Alla stessa età in cui Boris Becker ha potuto festeggiare la sua prima vittoria a Wimbledon, il giovane Ibn Sina ha l'incredibile opportunità di curare il sultano di Buchara.[…] Il suo consiglio si rivela azzeccato e il sultano gli concede, quale ricompensa, l'accesso alla sua vasta biblioteca, che comprende l'intera opera di Aristotele.


BACONE Francesco (1561-1626), inglese, un testimonial del progresso scientifico, filosofo rinascimentale, finisce in galera per corruzione.

12. LA MORTE DI FRANCESCO BACONE (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
La sua morte può venir descritta come una bizzarra conseguenza di un'ininterrotta curiosità scientifica. Nel far ritorno, all'inizio del 1626, da Londra a Highgate, Bacone trova la neve e decide di "fare un piccolo esperimento sulla conservazione e resistenza dei corpi morti". Suppone, a ragione, che la carne si conserva meglio con il freddo, e così imbottisce dei polli morti di acqua fredda e constata il ritardo della decomposizione. Nel fare l'esperimento Bacone, a sua volta, si "raffredda": il malanno degenera in una polmonite che alla fine stronca il paziente. E' una particolare ironia del destino che Bacone, il cui desiderio maggiore consisteva nel non dover essere più schiavo della necessità naturale, sia perito mentre cercava di esplorare nuove vie di emancipazione.


BACONE Ruggero (1214-1294), inglese, un precursore medioevale della scienza moderna, scienziato, doctor mirabilis, insegna a Parigi, ritiene fondamentali la matematica e la ricerca sperimentale.

13. IL PONS ASINORUM DI BACONE R. (Fonte Anche tu matematico - R. Vacca)
Alla fine del '200 il filosofo Ruggero Bacone introdusse l'espressione ponte degli asini - pons asinorum - per indicare un teorema o un tipo do sillogismo che doveva essere imparato per andare avanti nello studio. Chi non lo oltrepassava, restava un asino. Parlando di geometria, Bacone chiamò pons asinorum il quinto teorema del I libro di Euclide. E' quello che dimostra come un triangolo che abbia due lati uguali (isoscele) sono uguali gli angoli opposti e adiacenti ai due lati detti.

BERNOULLI Daniel (1700-1782), svizzero, uno dei padri della fluodinamica, fisico-matematico, appartiene a una famiglia di matematici, litiga con il padre per la paternità di alcuni teoremi, insegna in Russia insieme a Eulero.

14. LA FAMA DI BERNOULLI (Fonte Le cinque equazioni che hanno cambiato il mondo - M. Guillen)
Nel viaggio di ritorno a Basilea, Bernoulli attraversò un paese dopo l'altro, impaziente come un bambino di giungere a destinazione. Era comunque ancora lontano da casa, e senza dubbio lontano dall'essere un bambino, come gli ricordò piacevolmente un episodio avvenuto nella tappa conclusiva del viaggio, su una strada alle porte di Parigi. Era in carrozza e stava conversando con gli altri passeggeri, quando uno di loro, uno studioso di botanica, gli chiese come si chiamasse. "Daniel Bernoulli", rispose il giovane. Pensando ad uno scherzo, l'uomo esclamò con una smorfia di sarcasmo: "Sì… e io sono Isaac Newton". Nonostante Bernoulli insistesse che era la verità, il botanico continuava ad asserire che il suo interlocutore era troppo giovane per essere il famoso Daniel Bernoulli. Ma quando questi gli esibì la prova della sua identità, il passeggero ammutolì per l'imbarazzo, standosene per il resto del viaggio in riverente silenzio. Bernoulli era al settimo cielo.

15. BERNOULLI: RECORD DI PREMI (Fonte Le cinque equazioni che hanno cambiato il mondo - M. Guillen)
Daniel Bernoulli, nonostante l'avvilente esperienza con il padre [che gli aveva plagiato un'opera], aveva continuato per la sua strada, ricevendo altri otto premi dall'Accademia di Francia, per un totale di dieci! Un risultato eccezionale, superato soltanto da Euler, che ne aveva vinti dodici (uno meno dei figli - tredici - avuti dalla moglie).

16. BERNOULLI: I VELENI CON IL PADRE (Fonte Le cinque equazioni che hanno cambiato il mondo - M. Guillen)
Daniel Bernoulli non avrebbe mai potuto provarlo , ma avrebbe per sempre sospettato suo padre di plagio, e quello che riteneva un caro amico di doppiezza. "Di tutta la mia Hydrodynamica, per la stesura della quale in tutta onestà non devo a mio padre una sola virgola", lamentò in seguito, "mi trovo defraudato all'improvviso, perdendo in una sola ora i frutti di dieci lunghi anni di duro lavoro." […] In quanto a Johann Bernoulli, non conquistò altri premi, ma in compenso continuò a spargere veleno sul figlio, finendo per screditare se stesso agli occhi dei posteri. Morì nel 1748, ormai quasi cieco, asmatico e malato di gotta, ma sempre convinto che il destino lo avesse defraudato dei meritati riconoscimenti. Daniel Bernoulli morì invece serenamente, nel sonno, all'età di ottantadue anni. Euler, che in quel periodo era già cieco, era rimasto molto attivo: solo i titoli delle opere da lui pubblicate occupano cento pagine.


BETHE Hans Albrecht (1906- ), americano di origini alsaziane, spiega il ciclo carbonio-azoto che è il processo principale nella generazione dell'energia nel Sole, studia l'utilizzazione pacifica dell'energia nucleare, Nobel 1967.

17. BETHE E IL BIG BANG (Dal Big Bang ai buchi neri - S. Hawking)
Nell'istante del big bang, si pensa che l'universo avesse dimensioni zero, e che fosse quindi infinitamente caldo.[…] Questa immagine di una prima fase caldissima dell'universo fu proposta per la prima volta dallo scienziato George Gamow in un articolo famoso scritto nel 1948 in collaborazione con un suo allievo, Ralph Alpher. Gamow aveva un notevole senso dell'umorismo, e persuase il fisico nucleare Hans Bethe a partecipare alla stesura dell'articolo per dare l'elenco di autori "Alpher, Bethe, Gamow", come le tre lettere dell'alfabeto greco: una trovata particolarmente azzeccata per un articolo sull'inizio dell'universo!


BOHR Niels (1885-1962), danese, uno dei padri della fisica quantistica, propone il famoso modello atomico quantistico, lavora nel laboratorio di Rutherford, fonda in patria un Istituto di fisica teorica, avversa Hitler e gli armamenti nucleari, premio Nobel.

18. LA LENTEZZA DI BOHR (Fonte G. Gamow - Biografia della Fisica)
Probabilmente la sua [di Bohr] più strana caratteristica fu la straordinaria lentezza nel capire e nel pensare le cose. Di sera [a Copenhagen nel 1930], quando alcuni allievi di Bohr 'lavoravano' nell'Istituto Paa Blegdamsvejen discutendo i recenti sviluppi della teoria dei quanti o giocando a ping-pong sui tavoli della biblioteca, fra tazzine di caffè disposte in modo da rendere il gioco più difficile, Bohr era solito comparire lamentandosi di essere stanco e dicendo che voleva 'fare qualcosa', il che inevitabilmente significava andare al cinema. I soli spettacoli che gli piacessero erano quelli intitolati: Il cannone tuona al ranch del cavallo pigro o Il cavallo solitario e la ragazza Sioux. Ma era un tormento andare al cinema con Bohr, il quale non riusciva a seguire l'intreccio e disturbava di continuo gli altri spettatori ponendoci domande del tipo:" Quella è la sorella del cow-boy che ha sparato all'indiano che cercava di rubare un capo di bestiame di suo cognato?".

19. LE PAROLE CROCIATE DI BOHR (Fonte G. Gamow - Biografia della Fisica)
Un altro esempio della lentezza di Bohr nel pensare era la sua incapacità a risolvere rapidamente le parole incrociate: una sera l'autore si recò in macchina alla casa di campagna di Bohr […], dove Bohr aveva lavorato tutto il giorno col suo assistente belga Leon Rosenfeld […]. Sia Bohr sia Rosenfeld erano completamente sfiniti per la faticosa giornata di lavoro e, dopo cena, Bohr propose 'per rilassarci' di risolvere qualche cruciverba di una rivista inglese. Non fummo molto brillanti e dopo un'oretta Fru Bohr […] propose che si andasse tutti a dormire. Durante la notte, a un certo momento io e Rosenfeld, che ci dividevamo la stanza per gli ospiti, al piano superiore della casa di campagna, fummo svegliati di soprassalto da un colpo picchiato alla porta; balzammo in piedi nel buio, gridando:" Cosa c'è ? Cosa è successo?". Ci rispose una voce assonnata da dietro la porta:" Sono io, Bohr, scusate, non intendevo svegliarvi, volevo solo dirvi che il nome della città inglese di sette lettere che termina in ich è Ipswich!".

20. IL FERRO DI CAVALLO DI BOHR (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica contemporanea)
Una storiellina tipica su Bohr […] ricorda, in vena scherzosa, la personalità e il modo di pensare. Bohr aveva una casa in campagna in cui soleva trascorrere le vacanze e su una porta della casa aveva posto un ferro di cavallo. Uno dei visitatori gli domandò un po' meravigliato se credesse che i ferri di cavallo portassero fortuna, Bohr rispose:" No, ma mi hanno detto che la portano anche a chi non ci crede".

21. BOHR E I PAZZI QUANTISTICI (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
Bohr ha al tempo e in seguito sottolineato che se qualcuno non impazzisce sentendolo parlare della teoria dei quanti, significa che non l'ha capita.

22. BOHR PISTOLERO WESTERN (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
Le discussioni [all'Istituto di Fisica Teorica di Copenaghen] non vertevano soltanto sulla fisica, ma su ogni tema possibile, compresi i film western. Si dibatté a fondo, per esempio, su come mai l'eroe buono dovesse uccidere sempre il cattivo. Anche in questo caso Bohr aveva la risposta: "Perché il buono non deve pensare". Uno studioso di origine russa - George Gamow - volle metterlo alla prova. Acquistò due pistole giocattolo, ne consegnò una a Bohr e si legò alla cinta l'altra. Durante una discussione di fisica, tentò poi di "impallinare" Bohr. Ma senza successo - Bohr estrasse la sua pistola più velocemente, e ne diede la spiegazione seguente: una persona che si propone un'azione, e dunque pensa, agisce più lentamente di un'altra che si limita a reagire, senza dover riflettere. Il danese tranquillo vinse in quella sorta di "mezzogiorno di fuoco"!


Ludvig BOLTZMANN (1844-1906), austriaco, uno dei grandi della Teoria cinetica dei gas, di carattere difficile, suicida.

23. BOLTZMANN SOSTIENE L'ATOMISMO (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri da Sommerfeld)
Boltzmann era ben consapevole che la moda dell'epoca era contraria alla dottrina dell'atomismo", ma questo non gli impediva di difendere tale concezione con irruenza. [Sommerfeld ha scritto] "la lotta tra Boltzmann e Ostwald era simile, esteriormente e interiormente, alla lotta del toro con l'abile spadaccino. Ma il toro [Boltzmann] questa volta ha battuto il torero, nonostante la sua scherma. Gli argomenti di Boltzmann hanno avuto la meglio".

24. BOLTZMANN E IL CIBO AMERICANO (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
Boltzmann non adorava il cibo americano [fece un viaggio in California nel 1905], come racconta nei suoi Scritti popolari: "Giunse poi una poltiglia collosa con cui, forse, a Vienna, verrebbero ingrassate le oche; anche se non ne sono poi così sicuro, poiché le oche viennesi non oserebbero mangiarla". Ludwig non sopportava, inoltre, il divieto americano riguardante gli alcolici. L'acqua gli guastava lo stomaco.

25. LA MORTE DI BOLTZMANN (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
I continui trasferimenti di Boltzmann ci dicono già qualcosa a proposito del suo carattere. Egli andava soggetto a periodi di scoraggiamento che potevano aggravarsi in veri e propri stati depressivi. Pur essendo riconosciuto come uno dei maggiori fisici del suo tempo, a volte si sentiva, senza motivo reale, isolato e intellettualmente abbandonato da tutti. […] In un periodo di sconforto, a Lipsia aveva tentato di suicidarsi, ma era sopravvissuto: durante una vacanza a Duino, presso Trieste, il 5 settembre 1906 pose fine alle sue sofferenze fisiche e mentali.


CARNOT Sadi (1796-1832), francese, dà il nome al ciclo più famoso e con il più alto rendimento della termodinamica, capitano del genio militare, si dimette per studiare.

26. L'INVIDIA FRANCESE DI CARNOT (Fonte Le cinque equazioni che hanno cambiato il mondo - M. Guillen)
Figlio di Lazare Carnot, brillante ministro della guerra di Napoleone I, il giovane Sadi era cresciuto nei primi anni del XIX secolo, il periodo di massimo splendore dell'impero francese. […] Il giovane Carnot si crucciava perché le macchine a vapore inglesi erano più efficienti di quelle francesi: con la stessa quantità di carburante, producevano costantemente una mole superiore di lavoro. Fu soprattutto per porre rimedio a questa disparità umiliante e pericolosa che Carnot si dedicò allo studio di quelle macchine straordinarie.


CARTESIO (DESCARTES Renè) (1596-1650), francese, il padre del razionalismo, filosofo e matematico, celeberrimo il suo "Cogito, ergo sum".

27. LA TEMPESTA DI CARTESIO (Fonte Anche tu matematico - R. Vacca)
Era il 10 novembre 1619 - la vigilia di San Martino. Un vento freddo, partito dalle gelide pianure dell'Est, aveva spazzato le colline slovacche, le foreste boeme e aveva investito la cittadina bavarese di Neuburg sulle rive del Danubio. L'esercito del Grande Elettore di Baviera, in guerra contro la Boemia, era acquartierato lì nei rifugi invernali. Ne faceva parte il ventitreenne nobile francese René Descartes. Quella sera i soldati avevano celebrato la festa di san Martino, bevendo e cantando a lungo. Finalmente le allegre brigate si erano ritirate. Descartes si era addormentato sentendo il vento che fischiava. Ora, angosciato, sognava un vento irresistibile, cattivo che lo strappava al suo vecchio collegio di La Flèche e lo spingeva lontano. Poi, lungo quel tragitto doloroso, incontrava qualcuno - una persona forte, ma indistinta - ferma e immobile in mezzo ai turbini di vento. Qui aveva trovato protezione assoluta. Ma non si trattava di un essere umano. Quell'essere impersonava la scienza scevra da ogni superstizione. La tempesta, analizzata scientificamente, non era più un pericolo. René era salvo - e cominciò a pensare a quale vita avrebbe potuto condurre nel resto dei suoi anni. Fu allora che Descartes, svegliatosi, formulò il primo progetto del suo discorso sul metodo e delle sue ricerche di geometria, sulle meteore, sulla luce.

28. CARTESIO E LA METAFISICA IL MATTINO PRESTO (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
Descartes ebbe il suo maggiore successo pubblico come dietologo, osservando tra l'altro, che troppa metafisica nuoce alla salute. Cosa che doveva sperimentare sulla sua pelle: egli diede, infatti, la propria disponibilità a trattare di filosofia con la regina svedese Cristina nelle ore più insolite. La grande dama lo invitò a Stoccolma, ma, essendo molto occupata, fissò gli incontri di "metafisica" alle cinque di mattina. Lo spirito era certo vivo, ma il corpo si dimostrò troppo debole, e René, che per tutta la vita fu un convinto assertore del sonno, si piegò al desiderio della sovrana, ma non riuscì a sopravvivergli. La metafisica nelle prime ore del mattino al nord gli provocò, nel febbraio del 1650, una polmonite, che doveva rivelarsi mortale. Non aveva ancora 54 anni.

CLAUSIUS Rudolf (1822-1888), tedesco, uno dei padri della termodinamica, allievo di Magnus, 14° di 18 figli, la moglie muore di parto al 6° figlio.

29. SPEZZONI DI VITA DI CLAUSIUS (Fonte Le cinque equazioni che hanno cambiato il mondo - M. Guillen)
Verso la fine del 1821, Clausius [il padre dello scienziato, un pastore prussiano] aveva già tredici figli, e la moglie era incinta del quattordicesimo. […] Poi, finalmente, il 2 gennaio del 1822 ci fu un lieto evento: Ernst Carl Gottlieb Clausius e sua moglie ebbero un altro bambino che chiamarono Rudolf Julius Emmanuel. […] Nel 1843, il suo ultimo anno di università, il giovane Clausius era pienamente soddisfatto dei risultati ottenuti.[…] Improvvisamente, però, la sua gioia di vivere fu offuscata dalla notizia che la madre era morta mentre dava alla luce il diciottesimo figlio. […] A Zurigo, il giovane scapolo riuscì in pochi anni ad accumulare una piccola fortuna e a trovare l'amore della sua vita, una giovane di nome Adelheid Rimpau. Nel 1875, Clausius aveva perso una moglie [al sesto parto] e guadagnato una figlia. […] Una parte di lui si era spenta insieme alla sua adorata Adie, irreparabilmente perduta alla roulette del casinò cosmico. Clausius aveva capito che nelle battaglie quotidiane della vita di ognuno di noi, le forze della Morte soverchiano quelle della Vita. Lui era ancora vivo, ma aveva subito una perdita secca e terribile. Era la casualità dell'ingiusto principio entropico; soltanto l'universo aveva guadagnato nello scambio. Il 24 Agosto 1888, Clausius morì [per una gravissima forma di anemia] circondato dalla sua adorata famiglia e da pochi amici intimi. I colleghi di tutto il mondo lamentarono la perdita di un grande scienziato; i suoi studenti piansero un impareggiabile maestro; i suoi figli un padre meraviglioso. L'umanità si era avvantaggiata della lunga e operosa vita di Clausius. Ora che quella geniale e instancabile macchina si era fermata per sempre, il famelico universo si sarebbe avvantaggiato della sua morte.

CURIE SKLODOWSKA Marie (1867-1934), francese di origine polacca, celebre figura di scienziata della radioattività, detta Madame Curie, moglie di Pierre Curie, premio Nobel.

30. MARIA CURIE VA A PARIGI (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica contemporanea)
Qui si vede l'indole ferrea della persona. E infatti nel 1891 Maria salì su un vagone di IV classe (una specie di carro bestiame adibito allora al trasporto passeggeri) e con 40 rubli in tasca (una somma con cui forse si sarebbe potuta mantenere un mese colla massima economia) diretta a Parigi, a studiare fisica. A pensarci è una situazione stranamente romantica. Ricorda una certa letteratura della fine del secolo XIX, salvo che l'eroina era una delle teste più dure che l'umanità abbia conosciuto.


CURIE Pierre (1859-1906), francese, un grande della radioattività, marito di Madame Curie, Nobel insieme alla moglie.

31. LA MORTE DI PIERRE CURIE (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica contemporanea)
Il 19 aprile 1906 una terribile disgrazia si abbatté su Maria. Nel pomeriggio mentre attraversava una strada di Parigi, Pierre fu investito da un carro i cui cavalli si erano imbizzarriti e fu ucciso. La sua morte sconvolse la vedova che si trovò improvvisamente sola, sovraccarica di responsabilità e di lavoro e per di più celebre in un modo che le ripugnava. Si chiuse severamente in se stessa e accentuò la propria ruvidezza e la tendenza all'isolamento. Fu nominata professore alla Sorbona succedendo a suo marito; questi teneva un corso di radioattività e Maria riprese le lezioni esattamente al punto a cui era arrivato Pierre senza una parola di commento.


DIRAC Paul (1902-1984), inglese, il padre della meccanica quantistica relativistica, professore a Cambridge, Nobel nel 1933.

32. LA CONFERENZA DI DIRAC (Fonte G. Gamow - Biografia della Fisica)
Durante la discussione seguita ad una conferenza di Dirac all'Università di Toronto, un professore canadese alzò la mano e disse:" Dottor Dirac, io non capisco come abbia fatto a ricavare quella formula in alto a sinistra sulla lavagna". "Questa non è una domanda, ma un'affermazione" rispose Dirac. "Prego, la prossima domanda!".

33. DIRAC E IL PAPPAGALLO (Fonte L. Krauss - Paura della fisica)
Secondo di tre figli di un insegnante svizzero di francese, trapiantato in Inghilterra, a Bristol, al giovane Paul fu imposta dal padre la regola di rivolgersi a lui solamente in francese, in modo che il ragazzo imparasse quella lingua; ma, non riuscendo a esprimersi correttamente, Paul preferiva restare in silenzio, inclinazione che gli sarebbe rimasta per il resto della vita. Si narra […] che Niels Bohr […] recatosi a far visita al fisico britannico Lord Rutherford, si sia lamentato di quel suo nuovo giovane ricercatore perché non aveva ancora aperto bocca, dal momento in cui era giunto all'Istituto; al che Rutherford rispose raccontando a Bohr una storiella di questo tenore. Un signore entra in un negozio per comprare un pappagallo e il commesso gliene mostra tre. Il primo è uno splendido esemplare giallo e bianco, e ha un vocabolario di 300 parole. Domandatogli il prezzo, il commesso risponde 5.000 dollari. Il secondo è ancor più ricco di colori del primo, e parla quattro lingue in modo fluente! Nuovamente l'uomo domanda il prezzo, e gli si risponde che vale 25.000 dollari. Egli dà allora un'occhiata al terzo pappagallo, un po' ispido, rintanato nella sua gabbia, chiede al commesso quante lingue parli, e gli viene detto "nessuna".
Consapevole della propria scarsa disponibilità finanziaria, l'uomo chiede fiducioso quanto costi:" 100.000 dollari" è la risposta. Incredulo, protesta:" Come? Questo pappagallo non ha certo la ricchezza di colori del primo, e nemmeno l'abilità nel conversare del secondo; per quale ragione al mondo vi pare giusto chiederne un prezzo così elevato?". Il commesso sorride gentilmente e risponde:" Questo pappagallo pensa!".

34. DIRAC E LA POESIA (Fonte La luna nel pozzo cosmico - J.D. Barrow)
Paul Dirac, uno dei creatori della meccanica quantistica era famoso per il suo stile asciutto: conciso e rigorosamente logico, non usava mai due parole dove poteva bastarne una. Robert Oppenheimer, invece, era una persona assai socievole e brillante, di vastissima cultura soprattutto letteraria e musicale.[…] Una volta Dirac chiese a Oppenheimer che cosa avrebbe fatto nella vita se non fosse diventato un fisico; Oppenheimer rispose immediatamente che avrebbe fatto il poeta. Dirac rimase esterrefatto: gli sembrava un'alternativa inconcepibile, e ribatté: "Io sono un fisico, prendo ciò che è complicato e lo rendo semplice. Un poeta fa esattamente il contrario!".

35. DIRAC E LA BELLEZZA (Fonte Superforza - P. Davies)
Una volta Heisenberg disse a Einstein che se la natura conduce a formule matematiche di grande semplicità e bellezza, in cui nessuno si è mai imbattuto prima, non si può fare a meno di pensare che siano "vere", che rivelino un carattere genuino della natura. […] Paul Dirac si spinse al punto di dichiarare che: "E più importante avere nelle proprie equazioni la bellezza che non l'accordo con l'esperimento". Dirac voleva dire che un salto dell'immaginazione creativa può produrre una teoria così convincente nella sua eleganza che i fisici possono persuadersi della sua verità prima ancora della sua verifica sperimentale, e persino di contro a prove sperimentali che possono apparire contraddittorie.


EHRENFEST Paul, austriaco, tra i grandi della meccanica statistica, allievo di Boltzmann, amico di Einstein.

36. LA MORTE DI EHRENFEST (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
Un popolare manuale americano di fisica esordisce con il seguente monito: "Ludwig Boltzmann, che dedicò gran parte della sua vita alla meccanica statistica, si suicidò nel 1906. Paul Ehrenfest, che proseguì il suo lavoro, morì in circostanze analoghe. Anche noi stiamo per occuparci di meccanica statistica. Forse, è bene incominciare con cautela. E' sicuramente una buona idea.


EINSTEIN Albert (1879-1955), tedesco, il più grande fisico del XX secolo, celebre per la Teoria della relatività, nasce a Ulm, non va benissimo alle scuole primarie, si trasferisce in Svizzera, si laurea nel 1900 al Politecnico di Zurigo, lavora all'ufficio brevetti di Berna, nell'annus mirabilis 1905 pubblica tre lavori su: l'effetto fotolettrico, il moto browniano e la relatività ristretta, nel 1915 scrive la relatività generale, sposa la serba Mileva Maric dalla quale ha 3 figli, una femmina (nata prima del matrimonio, viene data in adozione) e due maschi, la lascia per la cugina Elsa che ha già 2 figlie, vince il premio Nobel nel 1921, con Hitler al potere si rifugia a Princeton (USA), lavora alla teoria unificata dei campi, muore nel 1955, ha sconvolto il pensare scientifico sullo spazio, tempo e gravitazione.

37. EINSTEIN A SCUOLA (Fonte Le cinque equazioni che hanno cambiato il mondo - M. Guillen)
Il primo giorno di scuola è traumatico per quasi tutti i bambini, ma per il giovane Einstein fu particolarmente doloroso [in una scuola cattolica di Monaco]. Mentre a casa il suo carattere introverso veniva tollerato, ora le severissime regole della scuola confessionale lo costrinsero a partecipare attivamente e a integrarsi con il mondo esterno. "La cosa peggiore", racconterà Einstein, "è quando una scuola viene gestita essenzialmente con la paura, con la forza e con un autoritarismo fine a se stesso. Non ne possono uscire che dei servi." Da quel momento in poi, Einstein cominciò a odiare la disciplina. Quanto più i suoi insegnanti insistevano sul formalismo, tanto più lui si sentiva estraneo; e quella sensazione lo avrebbe accompagnato per quasi tutta la vita.[…] La situazione non migliorò nella scuola secondaria, il liceo classico Luitpold: Einstein ne disprezzava la meccanicità dei metodi didattici e gli insegnanti rigidi e arcigni. Purtroppo, la disistima era reciproca. "Non combinerai mai nulla di buono", lo rimproverò un giorno l'insegnante di latino. Non che Einstein venisse poi bocciato: otteneva sempre buoni voti. Ma dava l'impressione di essere un saccente pieno di sé.

38. L'ANNO MIRABILIS DI EINSTEIN (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica contemporanea)
Poi nel 1905 fu toccato dalla folgore divina e scrisse in marzo, maggio e giugno tre lavori ognuno dei quali sarebbe bastato a renderlo immortale. Solo Newton ventitreenne confinato nel suo villaggio di Woolsthorpe dalla peste del 1665 ha avuto una primavera simile. Il primo lavoro Un punto di vista euristico relativo alla generazione e trasformazione della luce, contiene la scoperta dei quanti di luce e come minore applicazione la spiegazione dell'effetto fotoelettrico. Il secondo Movimento di particelle sospese in liquidi in quiete, richiesto dalla teoria molecolare del calore, contiene la teoria del moto browniano, mostra una volta di pù la reale esistenza degli atomi e determina in un nuovo modo la costante di Boltzmann. Il terzo Elettrodinamica dei corpi in movimento contiene la teoria della relatività ristretta da cui segue la celebre formula E = mc2 che spesso è tutto quello che il pubblico sa di Einstein. C'è del resto anche qualcuno che crede che questa formula sia il 'segreto della bomba atomica', un segreto di esistenza assai più dubbia di quella dell'unicorno…

39. EINSTEIN E I MATTI QUANTISTICI (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
Quando Einstein era professore a Praga, una delle finestre del suo studio dava su un giardino che apparteneva a un ospedale psichiatrico, come si diceva allora. Einstein era solito condurre i suoi ospiti davanti a questa finestra e, riferendosi ai pazienti che lì passeggiavano, osservare: "Là vedete la parte di matti che non si occupa della teoria dei quanti".

40. EINSTEIN POLEMIZZA CON BOHR (Fonte Superforza - P. Davies)
Il manicomio del mondo atomico, dichiarò Einstein, non è fondamentale, bensì solo una facciata. A un livello di descrizione più profondo regna la razionalità. Einstein cercò di trovare questo livello più profondo in una continua discussione con Bohr, il più forte rappresentante della "linea ortodossa", secondo cui l'incertezza quantistica è intrinseca alla natura e irriducibile. Einstein sferrò più di un attacco, condotto con vivace immaginazione, all'indeterminazione quantistica, sforzandosi di inventare esperimenti ipotetici - o "esperimenti concettuali" - per evidenziare pecche logiche nella concezione sociale. Ogni volta Bohr contrattaccò abbattendo gli argomenti di Einstein. In un'occasione memorabile, a una conferenza cui erano convenuti la maggior parte dei principali fisici europei per aggiornarsi sugli sviluppi più recenti della teoria quantistica, allora nuova, Einstein sferrò il suo attacco a una variante del principio di indeterminazione che si occupava della precisione con cui si può determinare l'energia di una particella assieme all'istante di tempo in cui essa possiede tale energia. Einstein aveva escogitato un piano particolarmente ingegnoso per aggirare l'indeterminazione energia-tempo. La base dell'idea di Einstein era quella di misurare con precisione l'energia della particella usandone il peso. La famosa relazione di Einstein E = mc2 assegna una massa m a una quantità di energia E, e la massa può essere determinata mediante pesatura. Quella volta Bohr fu visibilmente scosso, e i testimoni raccontano che accompagnò Einstein in albergo, di ritorno dalla conferenza, in uno stato d'animo agitato. Dopo una notte insonne trascorsa ad analizzare nei particolari l'argomentazione di Einstein, il giorno seguente Bohr si rivolse alla conferenza nuovamente riunita con aria di trionfo. Svolgendo la sua argomentazione contro l'indeterminazione quantistica Einstein, per una curiosa ironia, aveva trascurato un aspetto della sua stessa teoria della relatività. Questa teoria richiede che il tempo venga distorto dalla gravità. Poiché non si può eseguire la determinazione di un peso in assenza di gravità, non è lecito ignorare l'effetto di distorsione del tempo che questa produce. Bohr dimostrò che, se si tiene conto in modo appropriato di quest'effetto, l'indeterminazione ritorna agli stessi livelli.

41. EINSTEIN, DIO E I DADI (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
[…] Sarebbe stato meglio se Albert avesse preso più sul serio le domande su Dio e non avesse intrattenuto il mondo con tali facezie retoriche, quali per esempio "Sottile è il Signore, ma non maligno", oppure "Dio non gioca a dadi col mondo".

42. EINSTEIN, LA RELATIVITA' E DIO (Fonte Superforza - P. Davies)
[Lo scrittore scientifico Richard] Morris riferisce una testimonianza sul modo in cui Einstein reagì alla notizia che una predizione cruciale fatta dalla sua teoria generale della relatività era stata confermata da un'osservazione astronomica. Einstein rimase impassibile. Alla domanda di come avrebbe reagito se l'esperimento avesse contraddetto la teoria, rispose: "Mi sarebbe spiaciuto per il buon Dio: la teoria è giusta".

43. EINSTEIN E CHAPLIN (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
La fama di Einstein crebbe a dismisura, e i media ne erano affascinati: aveva i capelli sempre in disordine e sembrava avere la testa tra le nuvole; suonava il violino e aveva sviluppato quelle incomprensibili formule con cui pretendeva di spiegare il mondo intero; […] Charlie Chaplin disse una volta a Einstein: "Io amo tutte le persone perché capiscono ciò che dico; Voi, invece, amate tutte le persone perché non capiscono nulla di quello che dite".

44. EINSTEIN E I NAZISTI (Dal Big Bang ai buchi neri - S. Hawking)
Nel 1933 salì al potere Hitler. Einstein, che si trovava allora in America, dichiarò che non avrebbe fatto ritorno in Germania. Poi, mentre i nazisti facevano un'incursione in casa sua e gli confiscavano il conto in banca, un quotidiano berlinese usciva con questo titolo: "Buone notizie da Einstein: non ritorna più".

45. LE ULTIME PAROLE DI EINSTEIN (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica contemporanea)
A Princeton chiuse tranquillamente la sua vita a 76 anni nel 1955. Disse di se stesso "Dio è inesorabile nel concedere i suoi doni. A me ha dato solamente l'ostinazione di un mulo; no, veramente mi ha anche dato un buon fiuto".


EUCLIDE (IV-III sec. a.C.), greco-alessandrino, il celebre fondatore della geometria, austero-affabile-modesto.

46. LA MONETA DI EUCLIDE (Fonte La rivoluzione dimenticata - L. Russo)
Come mai è diffusa l'idea che la matematica greca fosse una matematica speculativa, priva di applicazioni al mondo reale? Questa idea […] risale alle fonti della tarda antichità, che ci hanno trasmesso il ricordo dei matematici ellenistici. Stobeo, ad esempio, racconta che quando un allievo chiese a Euclide perché fosse utile lo studio della geometria Euclide gli fece dare una monetina da uno schiavo "perché" disse "costui ha bisogno di trarre guadagno da ciò che impara". Da questo aneddoto alcuni storici della scienza traggono la conclusione che Euclide non desse importanza alle applicazioni concrete della matematica.


FARADAY Michael (1791-1867), inglese, il più grande fisico sperimentale dell'ottocento, uno dei grandi dell'elettromagnetismo, figlio di un maniscalco, autodidatta, segue le conferenze, rilegatore di libri, nel 1813 entra nel laboratorio di Davy, nel 1825 diventa direttore dei laboratori della Royal Institution.

47. FARADAY CERCA UN LAVORO SCIENTIFICO (Fonte Il mondo dentro il mondo - J.D. Barrow)
Faraday, quasi una figura di eroe popolare, nacque nel 1791 nella povera famiglia di un maniscalco e ricevette pochi rudimenti di istruzione in una scuola di paese, prima di abbandonarla, all'età di tredici anni, per andare a lavorare come apprendista in una legatoria. Ma sembra che passasse più tempo a leggere che a rilegarli, e in breve acquistò una vasta istruzione.[…] La sua unica ambizione era di essere coinvolto in cose scientifiche; e infatti acquisì una tale preparazione da riuscire a compilare una raccolta completa di appunti delle lezioni tenute da Sir Humphey Davy alla Royal Institution. Faraday rilegò la raccolta e la spedì a Davy, accompagnandola con la richiesta di un impiego presso la Royal Institution. Davy stesso riferisce di uno scambio di opinioni da lui avuto con un amico a proposito di questa richiesta: "Come devo comportarmi? Questa lettera me l'ha mandata un giovane di nome Faraday: ha seguito le mie lezioni e vuole che gli offra un impiego alla Royal Institution. Che fare?"." "Che fare? Mettilo a lavare la vetreria; se è buono a qualcosa accetterà, se non lo è, rifiuterà". "No, no, dobbiamo metterlo alla prova con qualcosa di meglio". Faraday fu assunto nel 1813 come aiutante di laboratorio di Davy, con una paga ben misera.

48. FARADAY E LADY DAVY (Fonte Le cinque equazioni che hanno cambiato il mondo - M. Guillen)
Durante il suo primo viaggio all'estero […] Faraday imparò anche a digerire gli affronti che gli derivavano dal fatto di essere un legatore di libri, un proletario che cercava di farsi accettare dagli aristocratici del mondo scientifico. Tutto sommato, i pregiudizi erano più difficili da tollerare delle esplosioni chimiche. […] La colpevole fu la moglie di Davy… e in parte lo stesso Davy. In origine, Davy aveva invitato Faraday a seguirlo nel ciclo di ricerche e conferenze in qualità di assistente di laboratorio. Tuttavia, le guerre napoleoniche ancora in corso rendevano pericoloso spostarsi per l'Europa e all'ultimo momento lo schizzinoso cameriere di Davy si era tirato indietro. Controvoglia, Faraday accettò di prendere il posto del domestico, ma solo fino a Parigi, la prima tappa, dove lo scienziato aveva promesso che avrebbe assunto qualcun altro. In realtà, Davy non trovò nessuno in grado di soddisfare le sue aristocratiche esigenze; dunque, per la durata dell'intero viaggio, chiese a Faraday di fargli, oltre che da assistente, da lacchè. Questo fu il danno; la beffa fu Lady Davy. "Le piace immensamente mostrare la propria autorità", si lamentò Faraday in una lettera ad un amico; "e si compiace assai di mortificarmi." Pur rendendosi conto della competenza dimostrata dal giovane nell'assistere il marito nelle sue ricerche, la signora continuava a presentarlo a tutti come il loro domestico e a trattarlo di conseguenza.

49. FARADAY, IL CONFERENZIERE (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
Faraday coltivò solertemente la sua abilità di conferenziere giungendo a risultati eccelsi nell'arte dell'esposizione scientifica. Egli lasciò in proposito vari scritti in cui entra in minuti particolari sull'arte del conferenziere. I suoi ammonimenti e istruzioni sono tuttora validissimi e vengono fatti leggere a chi è invitato a parlare alla Royal Institution. Come risultato pratico, benché i biglietti di ingresso alla Royal Institution fossero abbastanza cari, quando parlava Faraday l'uditorio era sempre pieno, mentre in media per altri oratori la sala era occupata per circa due terzi. Una delle serie di conferenze da lui tenute a Natale, dal titolo Chemical history of a candle (La storia chimica di una candela), ha deliziato e ispirato moltissimi giovani (compreso il sottoscritto) per più di un secolo, è stata tradotta in molte lingue e viene tuttora pubblicata.

50. L'ESAURIMENTO DI FARADAY (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
Già negli anni giovanili Faraday aveva sofferto di emicranie, di vertigini e, soprattutto, di perdite di memoria. Questi sintomi venivano attribuiti al troppo lavoro, ed effettivamente Faraday migliorava quando riusciva a riposarsi. I disturbi divennero più gravi negli anni compresi tra il 1839 e il 1844, ed egli fu costretto a un lungo periodo di riposo.

51. FARADAY E LA TASSA SULL'ELETTRICITA' (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
Nel corso di alcuni mesi di lavoro, verso la fine del 1831, egli fece enormi progressi e, oltre alle fondamentali scoperte che fecero epoca, pose anche le basi, almeno concettuali, della futura industria elettrica. Si narra che quando un uomo politico gli chiese a che cosa servissero quelle scoperte, egli abbia risposto:" Al momento attuale non lo so, ma un giorno sarete in grado di tassarle".

52. L'ASSISTENTE DI FARADAY (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
Faraday fu assistito in gran parte del suo lavoro da un sottufficiale a riposo, il sergente Anderson: egli era la persona ideale per fargli da aiutante, perché obbediva ciecamente alle sue direttive e Faraday nei suoi scritti lo elogiò molto. La natura dei loro rapporti è illustrata da un aneddoto. Si dice che Faraday, sceso in laboratorio una mattina presto, trovasse Anderson che rimescolava una sostanza fusa. Meravigliato gli domandò che cosa stesse facendo. Anderson rispose:" Ieri pomeriggio mi avete detto di rimescolarla e non mi avete mai detto di smettere".

53. FARADAY E LA FEDE RELIGIOSA (Fonte Il mondo dentro il mondo - J.D. Barrow)
La chiesa sandemanista, alla quale la famiglia di Faraday apparteneva da due generazioni, era una comunità religiosa piuttosto singolare; […] Rifiutava ogni forma di organizzazione e di cerimoniale. Rigorosamente fondamentalista, […] non accettava alcuna forma di interpretazione della Bibbia da parte di teologi e si atteneva strettamente alla lettura del testo sacro, con un numero minimo di aggiunte interpretative. […] La fede religiosa ebbe per Faraday molta importanza, e influenzò tutto quanto egli fece e disse. Il suo vecchio amico e collega John Tyndall, del tutto privo di simpatie religiose, scrisse una volta: " Io penso che gran parte della forza e della tenacia che Faraday esibisce durante la settimana traggono origine dai suoi esercizi domenicali. La domenica egli beve da una sorgente che ristora il suo spirito per l'intera settimana".


FERMAT Pierre de (1601-1665), francese, matematico, un precursore del calcolo infinitesimale, famoso per "l'ultimo teorema" sulla teoria dei numeri risolto 3 secoli e mezzo dopo.

54. L'ULTIMO TEOREMA DI FERMAT (Fonte Il computer di Dio - P. Odifreddi)
E' il caso di Andrew Wiles, forse l'unico matematico che abbia mai raggiunto una notorietà da prima pagina del New York Times. Egli ha risolto nel 1995 il più famoso problema aperto della matematica moderna, il cosiddetto ultimo teorema di Fermat, che è semplicissimo da enunciare, ma difficilissimo da dimostrare. Nel 1637 Pierre de Fermat, che era un matematico dilettante ma geniale, si accorse che, mentre è ovvio che esistono dei quadrati che sono somme di quadrati (per esempio 25, che è somma di 9 e 16), non sembrano invece esserci cubi che siano somme di cubi, né quarte potenze che siano somme di quarte potenze, e così via. Fermat, che evidentemente risparmiava sulla carta, scrisse sul margine di un libro di aver trovato una dimostrazione di questo fatto, ma che essa era troppo lunga per l'angusto margine. […] Nel caso in questione i maggiori matematici si cimentarono nell'impresa, senza successo, e il teorema di Fermat si affianco alla famosa lista di 23 problemi per il nuovo secolo che David Hilbert propose a Parigi nel 1900, al secondo Congresso Internazionale. […] Rimane da capire la motivazione socio-psicologica che ha reso il problema interessante per i matematici da un lato, e per il pubblico dall'altro. Esistono alcune risposte plausibili: il problema è facile da enunciare ma difficile da risolvere, ha resistito all'attacco di alcuni fra i migliori matematici professionisti (oltre che di molti fra i peggiori dilettanti) per un tempo memorabile, e ha generato una buona porzione di alta matematica. C'è poi l'alone di leggenda creato dalle famose circostanze in cui Fermat ha annunciato il suo teorema, scrivendolo sul margine di una copia dell'Aritmetica di Diofanto, e annotando che la dimostrazione era troppo lunga per esservi contenuta. Benché la leggenda non sia poi così eroica (c'è da inorridire di fronte a una persona che scrive sui libri, soprattutto con il prezzo che dovevano avere allora), questa comunque sembra essere l'unica vera motivazione del successo del teorema fra il pubblico.


FERMI Enrico (1901-1954), italiano, grande fisico nucleare realizzatore della prima pila o reattore nucleare, studia alla Normale di Pisa, ottiene la cattedra di Fisica teorica a Roma, raccoglie i fisici più promettenti nel laboratorio di via Panisperna, ipotizza l'esistenza del neutrino, vince il premio Nobel, emigra in America a causa della moglie di origine ebrea, realizza la prima pila nucleare a uranio-grafite e lavora alla preparazione della bomba nucleare.

55. IL GENIO DI FERMI (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica contemporanea)
Negli archivi della Scuola Normale [a Pisa] si conserva il compito di concorso di Fermi. Il tema era Caratteri distintivi dei suoni. […] L'esaminatore, l'ottimo prof. Pittarelli, rimase alquanto sorpreso [della pregevole fattura dell'elaborato] e decise che, contrariamente ai regolamenti, voleva avere un colloquio col candidato. Finì col dichiarargli che non aveva mai visto nella sua lunga carriera di insegnante un genio come lui, che avrebbe vinto il concorso per certo dato che non era verosimile che ci fosse alcun altro candidato simile e che tutto faceva pensare che il giovane sarebbe andato assai lontano.

56. L'AUTISTA DI SUA ECCELLENZA FERMI (Fonte G. Gamow - Biografia della Fisica)
Per le sue prime scoperte nel campo della fisica egli era stato nominato membro della Reale Accademia d'Italia e aveva quindi diritto al titolo di Eccellenza. Un giorno egli si recò con la sua piccola Fiat a una riunione dell'Accademia, che doveva essere presieduta da Mussolini in persona: all'ingresso del cancello principale che dava nel cortile interno erano di guardia due carabinieri. Essi gli intimarono l'alt e gli chiesero chi fosse. "Questi non mi crederanno, se dirò loro di essere un'Eccellenza" pensò Fermi "perché tutte le Eccellenze hanno un aspetto più dignitoso e viaggiano su grandi macchine guidate dall'autista." Egli allora sorrise ai carabinieri e disse loro di essere l'autista di Sua Eccellenza Fermi: il trucco ebbe successo ed egli poté entrare ad aspettare che il suo padrone uscisse dalla riunione.

57. IL "PAPA" FERMI (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri da R.A.Ricci)
Oltre al celebre gruppo di via Panisperna ("i ragazzi di Corbino", soprannominato "Dio padre", mentre Fermi era il "Papa"), formato da Rasetti, Segrè, Pontecorvo e D'Agostino, la "scuola" [romana di fisica] si estese ad altri illustri fisici italiani che convennero e soggiornarono a Roma. Tra questi, Gian Carlo Wick e Ettore Majorana, per il quale fermi nutrì sempre grande simpatia e stima e, al momento della sua sparizione (marzo 1938), fece tutto il possibile per richiedere e ottenere indagini a tutto campo da parte delle autorità.

58. GLI ALIENI DI FERMI (Fonte Sette variazioni sul cielo - M. Hack)
Ma ci sono davvero [gli alieni]? Gli scettici compensano gli entusiasti. E' famoso il "paradosso" attribuito a Enrico Fermi: "Se gli alieni esistessero, dovrebbero senza dubbio esistere - data l'antichità e la vastità dell'Universo - civiltà molto più avanzate della nostra, che a quest'ora dovrebbero avere già colonizzato la Galassia […].Fermi suggeriva che, se non li abbiamo mai visti, ciò significa che non esistono.

59. LA PILA ATOMICA DI FERMI (Fonte Il libro di fisica - I. Asimov)
Il 2 dicembre 1942 [a Chicago] era in corso una reazione di fissione autosostenuta. In quel momento l'umanità entrava, senza saperlo, nell'Era Nucleare. Il fisico che dirigeva il progetto era Enrico Fermi: Eugene Wigner gli offrì una bottiglia di Chianti per celebrare il momento storico. Arthur Compton, anch'egli presente, fece una telefonata interurbana a James Bryant Conant ad Harvard, annunciandogli il successo: "Il navigatore italiano," egli disse, "è giunto nel Nuovo Mondo". Conant chiese: "Come erano gli indigeni?". La pronta risposta fu: "Molto amichevoli!". E' curioso e interessante il fatto che il primo navigatore italiano scoprì un mondo nuovo nel 1492, e il secondo ne scoprì un altro nel 1942.


FEYNMAN Richard Phillips (1918-1988), americano, una figura di primo piano dell'elettrodinamica quantistica, collabora al progetto Manhattan, Nobel 1954.

60. FEYNMAN IMPARA IL GIAPPONESE (Fonte "Sta scherzando, Mr. Feynman!" - R. Feynman)
Imparavo il giapponese soprattutto per poter sostenere delle discussioni tecniche, e volli controllare se quel tipo di variazioni riguardava anche gli scienziati. Il giorno successivo, all'Istituto, chiesi ai colleghi: "Come devo dire in giapponese: 'Ho risolto l'equazione di Dirac'?". Tradussero la frase. "Bene. E se voglio dire: 'Voi avete risolto l'equazione di Dirac'?". "Si usa un altro verbo per 'risolvere'", mi risposero. "Ma perché?" protestai. "Quando la risolvo io, faccio esattamente le stesse cose che fate voi." "Si, ma con noi usi un verbo diverso, più educato." Ci rinunciai. Quella lingua non faceva al caso mio. Smisi di studiarla.

61. FEYNMAN E I DISCHI VOLANTI (Fonte La legge fisica - R. Feynman)
Non è vero che sia poco scientifico fare delle ipotesi, anche se molti non scienziati la pensano a questo modo. Alcuni anni fa ebbi una conversazione con un profano sui dischi volanti, perché siccome sono uno scienziato, dovrei sapere tutto su di essi! Dissi: "Non credo che esistano i dischi volanti," ed egli ribatté: "E' impossibile che esistano? Lo si può provare?" "No - gli risposi - non posso dimostrare che è impossibile, ma è molto improbabile." Al che lui mi disse:" Non sei affatto scientifico. Se non puoi dimostrare che è impossibile, come fai a dire che è molto improbabile?" Al contrario, è proprio in questo modo che è scientifico: è scientifico dire solo quello che è più probabile e quello che lo è meno, e non il dimostrare sempre quello che è possibile e quello che è impossibile. Per chiarire meglio quello che intendo, avrei potuto dirgli: "Ascoltami, voglio dire che dalla conoscenza del mondo che mi vedo intorno, credo che sia molto più probabile che le notizie sui dischi volanti siano il risultato delle note caratteristiche irrazionali dell'intelligenza terrestre che non di sforzi razionali di qualche sconosciuta intelligenza extraterrestre." E' semplicemente più probabile , e nient'altro. E' una supposizione buona, e noi cerchiamo sempre di proporre la spiegazione più probabile, tenendo però presente il fatto che se non funziona si possono discutere le altre possibilità.


FRANKLIN Benjamin (1706-1790), americano, il geniale inventore del parafulmine, un padre degli yankees per mentalità, ha 17 fratelli.

62. L'AQUILONE PERICOLOSO DI FRANKLIN (Fonte Il libro di fisica - I. Asimov)
Benjamin Flanklin effettuò il suo famoso esperimento nel 1752. Egli fece volare, durante un temporale, un aquilone munito di una punta metallica alla quale aveva attaccato un filo di seta in grado di condurre l'elettricità dai nembi temporaleschi fino a terra; quando Franklin avvicinò la mano a una chiave metallica legata al filo di seta, scoccò una scintilla. Franklin lasciò che la chiave si caricasse nuovamente e la usò poi per caricare una bottiglia di Leida, con risultati analoghi a quelli ottenuti caricandola con qualsiasi altro sistema. Franklin aveva così dimostrato che le nubi temporalesche sono cariche di elettricità, e che tuono e fulmine sono prodotti effettivamente da una sorta di bottiglia di Leida atmosferica, nella quale le nubi costituiscono un polo e la terra l'altro. L'aspetto più fortunato di questo esperimento, dal punto di vista personale di Franklin, fu il fatto di esservi sopravvissuto; altri, infatti, che provarono a ripeterlo, vi persero la vita, perché la carica indotta sul puntale metallico dell'aquilone si accumulava fino a produrre una scarica tanto intensa da risultare letale all'uomo che teneva in mano il filo di seta.


FRESNEL Augustin Jean (1788-1827), francese, uno dei grandi dell'ottica fisica, ingegnere, membro dell'Accademia delle Scienze.

63. FRESNEL POLEMIZZA CON YOUNG (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica da Fresnel)
Ho dichiarato di buon grado pubblicamente in più occasioni, la priorità delle Vostre scoperte, delle Vostre osservazioni e anche delle Vostre ipotesi. Tuttavia, detto fra noi, non sono affatto convinto che l'affermazione secondo cui Voi sareste l'albero e io la mela da esso prodotta sia giusta: ho l'intima convinzione che la mela sarebbe cresciuta anche senza l'albero, dato che le prime spiegazioni che ho elaborato dei fenomeni della diffrazione, degli anelli colorati, delle leggi della riflessione e della rifrazione, sono farina del mio sacco, senza che io avessi letto il Vostro lavoro né quello di Huyghens.


GALILEI Galileo (1564-1642), italiano, il padre della fisica classica e l'inventore del metodo sperimentale, professore di matematica a Pisa e Padova, scopre la legge di caduta dei gravi e la legge d'inerzia, perfeziona i telescopi con i quali osserva le macchie solari e scopre i satelliti più grandi di Giove, nel 1632 pubblica il celebre "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo", viene processato dalla Santa Inquisizione per le idee copernicane, abiura.

64. GALILEO E LA TORRE DI PISA (Fonte Biografia della Fisica - G. Gamow)
Per provare la veridicità delle sue conclusioni, [una pietra leggera e una pesante devono impiegare lo stesso tempo per cadere al suolo nel caso in cui vengano lasciate libere alla stessa altezza] Galileo fece cadere dalla torre pendente di Pisa due sfere, una di legno e una di ferro, e gli increduli spettatori presenti si poterono convincere che esse toccavano il suolo nello stesso istante. Le ricerche storiche tendono ad escludere che questa dimostrazione pubblica abbia mai avuto luogo e affermano che essa rappresenta solo una fantasiosa leggenda; e non è nemmeno certo che Galileo abbia scoperto la legge del pendolo mentre assisteva alla Messa nel Duomo di Pisa. Ma, in un modo o nell'altro, egli certamente eseguì queste esperienze o facendo cadere oggetti di peso diverso dal tetto di casa sua o facendo oscillare, magari nel suo cortile, una pietra appesa ad una corda.

65. L'ABIURA DI GALILEO (Fonte La nascita della scienza moderna in Europa - P. Rossi)
[…] Il 22 giugno 1633, Galilei in abito di penitenza e in ginocchio davanti ai cardinali della Congregazione, pronuncia una pubblica abiura: "con cuore sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li suddetti errori et heresie […] e giuro che per l'avvenire non dirò mai più né asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa haver di me simil sospitione, ma se conoscerò alcun heretico o che sia sospetto d'heresia, lo denuntiarò a questo S. Offizio". La condanna che fu firmata da sette giudici su dieci, non colpiva soltanto Galilei, non troncava solo le sue speranze e le sue illusioni. Dava un colpo mortale anche alle speranze di quanti, all'interno della Chiesa, avevano creduto non solo alle verità della nuova astronomia, ma anche alla possibilità, per la stessa Chiesa, di esercitare una funzione positiva nel mondo della cultura. […] Il 30 novembre 1979 il Pontefice Giovanni Paolo II, rivolgendosi alla Pontificia Accademia delle Scienze in occasione del centenario della nascita di Albert Einstein, ricordava che Galileo Galilei "ebbe molto a soffrire […] da parte di uomini e organismi della Chiesa" e affermava che, nei suoi confronti, c'era stato uno di quegli "interventi indebiti" già condannati dal Concilio Vaticano Secondo.

66. GALILEO: "EPPUR SI MUOVE" (Fonte G. Gamow - Biografia della Fisica)
Dice la leggenda che subito dopo la 'confessione' [l'abiura davanti al Santo Uffizio del modello copernicano], abbia esclamato "Eppur si muove!", ma pare che ciò non sia vero e che questa frase sia stata soltanto lo spunto di un vecchio aneddoto secondo cui Galileo l'avrebbe pronunciata alla vista della coda di un cane che era entrato per errore nella sala del Santo Uffizio.


GALVANI Luigi (1737-1798), italiano, lo scopritore di alcune leggi bioelettriche, ostetrico, ha una controversia con Volta che lo vede perdente, muore povero.

67. LA RANA DI GALVANI (Fonte G. Gamow - Biografia della Fisica)
L'elettricità prodotta dal Sirius electronicus [un pesce] attirò l'attenzione del fisiologo italiano Luigi Galvani, che in quell'epoca stava studiando il fenomeno della contrazione dei muscoli delle zampe delle rane, un piatto prelibato per molti buongustai. Galvani osservò - come dice la leggenda - che le zampe di una rana appesa a un gancio di rame sulla ringhiera di ferro del suo balcone, saltellavano come se fossero animate da soffio vitale allorché venivano a contatto col ferro della ringhiera. Per ripetere l'esperimento in condizioni più sicure, Galvani, come annota in data 20 settembre 1786, si servì di una specie di compasso con un dente di ferro e uno di rame per collegare il nervo e il muscolo di una zampa di rana e osservò che la zampa si contraeva rapidamente ad ogni contatto; avveniva cioè qualcosa di analogo alla scarica dell'anguilla elettrica.


GAUSS Karl Friedrich (1777-1855), tedesco, un grande matematico e scienziato, di origini contadine, uno dei fondatori delle geometrie non-euclidee, sviluppa le formule per calcolare le parallassi stellari, scopre il famoso teorema sull'elettromagnetismo.

68. IL GENIO DI GAUSS (Fonte L. e F. Tonolini - Metodi analitici 1)
Da fanciullo [Gauss] frequentò la scuola locale, dove l'insegnante aveva fama di essere severissimo e molto esigente nei riguardi dei suoi alunni. Si racconta che un giorno, per tenerli occupati un po' a lungo, questo insegnante, che si chiamava Buttner, assegnò loro come esercizio di sommare tutti i numeri interi da 1 a 100, chiedendo che ciascuno depositasse la sua lavagnetta sulla cattedra non appena avesse finito di svolgere i calcoli. Quasi subito Gauss depose la propria lavagna dicendo: "Ecco fatto", mentre i suoi compagni continuarono ancora per molto tempo a fare diligentemente i loro calcoli. Quando alla fine Buttner, per la verità piuttosto diffidente nei riguardi della rapidità con cui Gauss pretendeva d'aver risolto l'esercizio, si decise ad esaminare i risultati ottenuti dai vari allievi, trovò che la lavagnetta di Gauss era l'unica a presentare il risultato esatto, 5.050, e senza alcun calcolo. Il ragazzetto, che aveva allora dieci anni, aveva evidentemente calcolato mentalmente la somma dei termini della progressione aritmetica, utilizzando probabilmente la formula n (a1 + an)2, che dà appunto 100 (1 + 100)/2= 5.050, risultato semplicissimo da ricavare quando si conosce la detta formula. Ma nessuno aveva mai parlato a Gauss delle progressioni aritmetiche e dobbiamo riconoscere che per un ragazzo di dieci anni è un caso abbastanza straordinario l'aver intuito istintivamente una tale proprietà.

69. GAUSS E IL TEOREMA DI PITAGORA (Fonte Sette variazioni sul cielo - M. Hack)
Se gli uomini possono riconoscere per mezzo della geometria i manufatti di civiltà aliene, perché queste non potrebbero individuare l'esistenza di vita intelligente sulla Terra nello stesso modo? […] Diverse soluzioni al problema vennero proposte nel XIX secolo. Ne segnalo in particolare due, attribuite rispettivamente al grande matematico Carl Friedrich Gauss e a Johann Joseph von Littrow, direttore dell'Osservatorio di Vienna. Il primo propose di tracciare nelle steppe siberiane un disegno rappresentante la dimostrazione euclidea del teorema di Pitagora con dimensioni tali da poter essere individuato e capito da eventuali seleniti o marziani intelligenti. Il secondo progettò di scavare un canale di forma quadrata o circolare nel deserto del Sahara, di riempirlo di materiale infiammabile che sarebbe stato successivamente incendiato allo scopo di risolvere ogni problema di "visibilità" dallo spazio esterno. Entrambi i tentativi si sorreggevano sul carattere universale della matematica che, trascendendo le specificità delle singole culture, dovrebbe essere colta da ogni intelligenza.


GELL-MANN Murray (1929- ), americano, un grande fisico delle particelle, di origini austriache.

70. I QUARK DI GELL-MANN (Fonte Il mondo dentro il mondo - J.D. Barrow)
Negli anni Sessanta i teorici cominciarono a dare credito ai sostenitori dell'elementarità. Murray Gell-Mann e George Zweig dimostrarono che si potevano spiegare tutte le particelle note mediante uno schema di ammirevole semplicità. Essi proposero che particelle come il protone, il neutrone e i mesoni, che sentono la forza nucleare forte, non fossero affatto particelle elementari, ma possedessero costituenti interni - che furono chiamati "quark" da Gell-Mann e "assi" da Zweig. La denominazione rimasta è l'allusione letteraria di Gell-Mann ai "tre quark per Mister Mark" di James Joyce (nel Finnegans Wake di Joyce, i tre quark sembrano essere i tre figli del signor Finn; in certe occasioni il concetto di signor Finn è rappresentato da lui stesso, ma in altre questo ruolo è sostenuto dai tre giovani quark).


GÖDEL Kurt (1906-1978), di origine ceca emigra in America, uno dei matematici più geniali del XX secolo, famoso per il teorema che ha rivoluzionato la logica matematica, di personalità instabile.

71. LA PAZZIA DI GÖDEL (Fonte Il computer di Dio - P. Odifreddi)
Nato il 28 aprile 1906 in Moravia, che allora era austroungarica e in seguito divenne cecoslovacca, da bambino Kurt Gödel fu tanto curioso da meritarsi l'appellativo di Herr Warum, "Signor Perché". A sei anni ebbe una febbre reumatica da cui i medici dicono che guarì perfettamente, ma che secondo lui gli lasciò una lesione permanente al cuore: qui nacquero, simultaneamente l'ipocondria e la sfiducia nei medici che Gödel coltivò per tutta la vita. Oltre le malattie fisiche immaginarie ne ebbe comunque anche di mentali reali, e finì internato a più riprese in ospedali psichiatrici.[…] In Leibniz, che riteneva un filosofo estremamente dotato perché "aveva sbagliato tutto", trovò invece l'ispirazione per una dimostrazione matematica dell'esistenza di Dio. Secondo la moglie, però, uno dei suoi interessi più profondi era la demonologia. Questa moglie era una ballerina divorziata e più vecchia di lui, di cui Gödel si era innamorato da studente, ma che aveva potuto sposare soltanto nel 1938 a causa dell'opposizione dei genitori. Lei doveva avere un certo senso dell'ironia, se un giorno gli disse dopo un congresso: "Kurtino, se confronto la tua alle altre conferenze, non c'è confronto". Certo la sua presenza costituì un fattore di stabilità emotiva, e qund'ella fu ricoverata negli anni settanta la depressione e la paranoia di Gödel ebbero via libera. Messosi in testa che lo volevano avvelenare, morì il 14 gennaio 1978 di "malnutrizione causata da disturbi della personalità".

72. LE STRANEZZE DI GÖDEL (Fonte La luna nel pozzo cosmico - J. D. Barrow)
Gödel era una strana persona. […] Su Gödel circolano numerose strane storielle che mostrano quanto quest'uomo totalmente logico fosse a disagio nella vita quotidiana. A quanto raccontano i colleghi, se qualcuno gli telefonava per combinare un incontro, Gödel fissava subito un appuntamento, ma poi non si presentava mai nel luogo e all'ora concordati. Infine, quando una volta gli fu chiesto perché, se non aveva intenzione di incontrarsi con le persone, prendeva accordi così precisi, rispose che questo procedimento era l'unico che gli garantisse, appunto, di non incontrarle.


HEISENBERG Werner (1901-1976), tedesco, un grande fisico quantistico, famoso per il suo principio di indeterminazione, capo dei servizi atomici tedeschi, Nobel 1932.

73. HEISENBERG CONTRO HITLER (Fonte Il computer di Dio - P. Odifreddi)
Due scelte, in particolare, ebbero un'influenza che trascese il suo ambito personale: anzitutto, il rifiuto di abbandonare la Germania, nonostante il dissenso politico con il partito nazionalsocialista, per evitare di lasciare il controllo della scienza nelle mani dei nazisti; e, soprattutto, la resistenza passiva contro ogni programma di sviluppo degli armamenti nucleari. […] Heisenberg ha parole contenute nella forma ma dure nella sostanza nei confronti dei Machiavelli della fisica, che si sporca(ro)no le mani e l'anima fornendo ai politici armamenti terribili, con la scusa di un loro supposto impiego contro il male. […] Heisenberg dapprima convinse Hitler che il progetto per la bomba atomica era irrealizzabile ( pur essendo perfettamente in grado di effettuare i calcoli per la massa critica, come dimostrò già il 14 agosto 1945 in una conferenza ai compagni di prigionia, registrata dalle spie inglesi), e poi stroncò sul nascere il programma atomico di Adenauer, firmando un manifesto in cui rifiutava "di partecipare in qualsiasi modo alla fabbricazione, alla sperimentazione e all'uso di armi atomiche".

74. LA TURBOLENZA DI HEISENBERG (Fonte Caos - J. Gleick)
La turbolenza era un problema con un pedigree. I grandi fisici avevano riflettuto su di essa, in modo formale o informale. Un flusso regolare si scompone in vortici e mulinelli. Strutture irregolari interrompono la continuità del confine fra fluido e solido. L'energia trapassa rapidamente da moti su grande scala a moti su piccola scala. Perché? Le idee migliori vennero da matematici; per la maggior parte dei fisici era troppo pericoloso sprecare tempo sulla turbolenza. Secondo un aneddoto, il fisico quantistico Werner Heisenberg, sul suo letto di morte, avrebbe dichiarato di avere due domande da porre a Dio: perché la relatività e perché la turbolenza. Heisenberg disse: "In realtà penso che Egli possa avere una risposta solo alla prima domanda".


HELMHOLTZ Hermann Von (1821-1894), tedesco, un grande fisico-fisiologo-matematico, enuncia il principio di conservazione dell'energia, consigliere del Kaiser, rettore dell'Università di Berlino.

75. LE LEZIONI DI HELMHOLTZ (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
Le lezioni fatte in classe da Helmholtz non erano buone, perché mentre non le preparava con sufficiente cura, non era nemmeno un buon improvvisatore. Il risultato di ciò era che all'Università di Berlino, che costituiva il principale centro della fisica tedesca, i due professori di maggior prestigio facevano lezioni mediocri: Kirchhoff faceva addormentare gli studenti, Helmholtz era poco comprensibile!


IPAZIA (IV-V sec. d.C.), greco-alessandrina, la figura leggendaria di prima donna-scienziato, filosofa e matematica, di vasta cultura, uccisa in una dimostrazione popolare.

76. IL MARTIRIO DI SANTA IPAZIA (Fonte Il computer di Dio - P. Odifreddi)
L'episodio più emblematico della contrapposizione fra le ideologie che si rifanno ai due libri [ gli Elementi di Euclide e la Bibbia] accadde nel marzo del 415 d.C. La vittima fu una donna: Ipazia, detta "la musa" o "la filosofa". Il mandante, un vescovo: Cirillo, patriarca di Alessandria d'Egitto. In un mondo che ancora oggi è quasi esclusivamente maschile, Ipazia viene ricordata come la prima matematica della storia: l'analogo di Saffo per la poesia, o di Aspasia per la filosofia. Anzi, fu la sola matematica per più di un millennio. […] Il razionalismo di Ipazia, che non si sposò mai a un uomo perché diceva di essere già "sposata alla verità", costituiva un contraltare troppo evidente al fanatismo di Cirillo. Uno dei due doveva soccombere, e non poteva che essere Ipazia: perché così va il mondo, nel quale si diffondono sempre le malattie infettive e mai la salute. Aggredita per strada, Ipazia fu scarnificata con conchiglie affilate, smembrata e bruciata. Oreste denunciò il fatto a Roma, ma Cirillo dichiarò che Ipazia era sana e salva ad Atene. Dopo un'inchiesta, il caso venne archiviato "per mancanza di testimoni". La battaglia fra fede e ragione si concluse con vincitori e vinti, e il mondo ebbe ciò che seppe meritarsi.


JOULE James Prescott (1818-1889), inglese, un grande della termodinamica, scopre le relazioni tra calore e lavoro e viceversa, figlio di un birraio di Manchester, autodidatta, dà il nome all'unità di misura del lavoro.

77. LA MODESTIA DI JOULE (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
James Prescott Joule, era figlio di un ricco birraio. Nacque la vigilia di Natale del 1818 a Salford, presso Manchester. […] Il suo ultimo scritto è datato 1878. Joule aveva allora 60 anni, e visse sino all'età di 71 anni. Due anni prima di morire disse al fratello:" Ho fatto due o tre cosette, ma nulla da farci del chiasso". Credo che la maggioranza dei fisici sarebbero ben felici di aver fatto sia pure una sola di quelle cosette. La sua modestia era profondamente sincera e forse sarebbe rimasto sorpreso (ma i posteri non lo sono) nel trovarsi ricordato con una lapide nell'Abbazia di Westminster, e nel sapere che l'unità di energia porta il suo nome.


KELVIN (THOMSON William), (1824-1907), inglese, uno dei padri della termodinamica, introduce la scala termodinamica assoluta della temperatura, insegna a Glasgow a 22 anni, diventa Lord.

78. KELVIN E LA FINE DELLE SCOPERTE (Fonte C.Bruce - Sherlock Holmes e i misteri della scienza)
Alla fine del secolo scorso pareva che la scienza di base fosse prossima alla sua trionfale conclusione. L'universo funzionava secondo regole chiare, ben definite e comprensibili a livello intuitivo, che erano state descritte con precisione. Il grande Lord Kelvin si spinse ad affermare che nel futuro il compito degli scienziati si sarebbe limitato a stime sempre più accurate delle costanti fisiche: non restavano più territori da esplorare.

79. LE LEZIONI DI KELVIN (Fonte Le dispute della scienza - H. Hellman)
[Kelvin] a ventidue anni era professore titolare di filosofia naturale all'Università di Glasgow, una posizione di grande prestigio. Avverso al metodo, in voga da molto tempo, di riversare la conoscenza, specialmente quella scientifica, nelle teste degli sventurati studenti, inventò il sistema di illustrare le sue lezioni con delle "dimostrazioni". Una volta, per illustrare un punto, portò a lezione un vecchio fucile ad avancarica e sparò a un pendolo. Alcuni studenti, soprattutto i più deboli, si lamentavano di lui, sostenendo che non era un buon insegnante. Ma per chi riusciva a stargli dietro ognuna delle sue lezioni doveva costituire un'esperienza stimolante.

80. LE UOVA DI KELVIN (Fonte Le dispute della scienza - H. Hellman)
Un giorno i suoi studenti decisero di giocargli un tiro mancino. Thomson [il vero cognome di Kelvin] aveva preparato un uovo crudo e uno bollito con l'intenzione di far vedere il loro diverso comportamento quando venivano fatti ruotare. Gli studenti gli bollirono di nascosto anche l'uovo crudo. Ma quando cominciò la dimostrazione, Thomson si accorse subito di quanto era avvenuto: "Tutti e due bolliti, signori", disse sorridendo.


KEPLERO Giovanni (1571-1630), tedesco, uno dei più grandi astronomi, scopre le 3 leggi dei moti dei pianeti, protestante e spirito mistico, di salute cagionevole, ha 2 mogli, collaboratore di Tycho Brahe

81. LE SFORTUNE DI KEPLERO (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
Keplero soffriva di una forte miopia, era debole di costituzione e spesso malato, non riusciva mai a riscuotere i lauti stipendi che pur meritava, nonostante dovesse mantenere i numerosi figli (avuti da due matrimoni); fu anche costretto a difendere la madre dall'accusa di stregoneria. […] Gli abitanti di Graz ebbero piuttosto diffidenza nei confronti di quel matematico sempre malato che sapeva però quando avrebbe fatto buio [previsione dell'eclisse solare del 1600], e nel fatidico giorno uno di loro gli rubò addirittura il portafoglio (con molti soldi).

82. IL SECONDO MATRIMONIO DI KEPLERO (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
Poco dopo aver abbandonato Linz, il vedovo Keplero si era sposato una seconda volta, attribuendo grandissima importanza al fatto che il matrimonio "avesse luogo il giorno dell'eclisse di Luna", "affinché lo spirito da astronomo venga oscurato, poiché voglio celebrare il giorno di festa".

83. KEPLERO E LA STREGA (Fonte La nascita della scienza moderna in Europa - P. Rossi)
Nella cittadina di Leonberg, in Svezia, nel corso dell'inverno del 1615-16 vennero bruciate sei streghe. In un paesotto vicino, Weil (oggi Weil der Stadt), la cui popolazione non superava le duecento famiglie, fra il 1615 e il 1629, ne verranno bruciate trentotto. Una vecchia un po' pettegola e strana, di nome Katharine, che viveva a Leonberg, venne accusata dalla moglie di un vetraio di aver fatto ammalare una vicina con una pozione magica, di aver gettato il malocchio sui figli di un sarto e di averli fatti morire, di aver trafficato con un becchino per procurarsi il cranio di suo padre che voleva regalare come calice a uno dei suoi figli, astrologo e dedito alla magia nera. Una bambina di dodici anni che portava dei mattoni a cuocere al forno, incontrò per la strada quella vecchia e provò al braccio un terribile dolore che le tenne il braccio e le dita come paralizzati per alcuni giorni. Non per caso lombaggine e torcicollo vengono ancora oggi chiamati […] in Italia colpo della strega. Quella vecchia, che aveva allora settantatré anni, venne accusata di stregoneria, fu tenuta per mesi in catene, fu chiamata a discolparsi da 49 capi di accusa, fu sottoposta alla territio, ovvero all'interrogatorio con minaccia di tortura di fronte al boia[…]. Dopo più di un anno di prigione, venne finalmente assolta il 4 ottobre del 1621, a sei anni di distanza dalle prime accuse. Non le fu possibile tornare a vivere a Leonberg perché sarebbe stata linciata dalla popolazione. Quella vecchia aveva un figlio famoso, che si chiamava Johannes Kepler, il quale si era impegnato spasmodicamente nella sua difesa e che, negli anni del processo, oltre a un centinaio di pagine scritte per difendere sua madre dalla tortura e dal rogo, scriveva anche le pagine dell'Harmonices Mundi nelle quali è contenuta quella che viene chiamata, nei manuali, la terza legge di Keplero.


LAPLACE Pierre Simon de (1749-1827), francese, un grande della meccanica razionale, astronomo e matematico, celebre la sua frase "Non ho avuto bisogno di Dio".

84. IL DETERMINISMO DI LAPLACE (Fonte S.Ortoli, N.Witkowski - La vasca di Archimede da Laplace)
Nel suo Saggio filosofico sulle probabilità, pubblicato nel 1814, il marchese Pierre Simon de Laplace aveva già indirizzato ai contemporanei un apologo che sarà a lungo considerato la più autorevole summa della scienza del XIX secolo. Egli afferma che un'intelligenza che conosca la posizione e la velocità di ogni massa nell'Universo è in grado di ricostruirne il passato e anticiparne alla perfezione il futuro. […] E Dio, che posto occupa in tutto ciò? A Napoleone, che gli domanda come mai nella sua Esposizione del Sistema del Mondo non si faccia cenno del divino creatore, Laplace risponde con orgoglio: "Sire, non ho avuto bisogno di questa ipotesi".


LAVOISIER Antoine Laurent (1743-1794), francese, il fondatore della chimica moderna, dà il nome al principio di conservazione della massa, nobile, muore ghigliottinato.

85. LAVOISIER GHIGLIOTTINATO (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
Allo scoppio della rivoluzione francese iniziò una vendetta sistematica nei confronti dei rappresentanti dell'Ancien Règime, che colpì anche Lavoisier. Egli venne gettato in carcere e il suo laboratorio fu confiscato (e, poco più tardi, distrutto). […] L'8 maggio 1794, a 50 anni, il fondatore della nuova chimica morì sulla ghigliottina. Lavoisier, a cui era riuscita una rivoluzione che non aveva pari nella sua disciplina, cadde sotto i colpi di una rivoluzione politico-sociale non meno grandiosa. Quando la sua testa rotolò per terra, il matematico Joseph Lagrange, che aveva assistito all'esecuzione, guardò l'orologio, pronunciando le celebri parole: "E' bastato un secondo per staccargli la testa, ma non basterà forse un secolo perché nasca un altro come lui". In realtà, ci volle ben di più di quanto temeva Lagrange.


LORENTZ Hendrik Aantoon (1853-1928), olandese, fisico celebre per le sue formule di trasformazione dello spazio-tempo, Nobel 1902.

86. LE LEZIONI DI LORENTZ (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
Nell'insegnamento Lorentz si distinse per la chiarezza delle sue lezioni e per l'interesse degli argomenti che trattava, spesso di grande attualità. Pubblicò anche una serie di testi di fisica e matematica per aiutare gli studenti nei loro primi passi. Sui suoi rapporti personali con gli studenti si sono dette cose in apparenza tra loro contraddittorie. Non vi è dubbio che egli ne aiutò molti e che aveva allievi affezionati e che lo ammiravano, ma è ugualmente certo che, malgrado tutta la sua gentilezza, egli era molto riservato e quasi isolato. Ho sentito da fonti diverse alcuni aneddoti che più o meno descrivono il caso di uno studente, entusiasta perché crede di aver trovato qualcosa di interessante e di nuovo; egli si reca da Lorentz, il quale lo ascolta attentamente e poi tira fuori da un cassetto alcuni fogli con dei calcoli, dicendo:" Penso di aver ottenuto lo stesso risultato alcuni anni fa: deve essere giusto". Il suo modo di fare era benevolo, ma fatti del genere, così poveri di calore umano, non erano certo tali da incoraggiare gli studenti.


MACH Ersnt (1838-1916), austriaco di origine ceca, grande epistemologo, empirista radicale, matematico, insegna a Vienna.

87. GLI ATOMI DI MACH (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
A Vienna c'era uno dei più importanti avversari della teoria atomica, il fisico Ersnt Mach. A chiunque parlasse in sua presenza degli atomi chiedeva a muso duro da buon viennese: "Ne avete visto per caso uno?".


MAXWELL James Clerk (1831-1879), scozzese, il più grande fisico teorico dell'ottocento, unisce elettricità e magnetismo con le celebri 4 equazioni, tra i grandi anche della meccanica statistica, di facoltosa famiglia, pubblica a soli 14 anni per la Royal Society, fonda il Cavendish Laboratory a Cambridge.


88. LE LEZIONI DI MAXWELL (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
Per quanto riguarda l'insegnamento di Maxwell, i testimoni contemporanei concordano che esso era di gran classe per gli allievi che potevano apprezzarlo, ma non era eccessivamente chiaro per allievi mediocri, che costituivano la maggioranza nelle classi dove insegnava. Ad Aberdeen egli scriveva:" Eccomi nuovamente a tempo pieno nel college: ho una classe poco numerosa, con una cattiva reputazione di stupidaggine, di modo che c'è ampia occasione di stimolarne l'attività". E ancora:" Qui non viene apprezzato alcun genere di scherzo. Non ne ho fatto neppure uno in due mesi, e se me ne verrà in mente qualcuno dovrò morsicarmi la lingua". Per lo stravagante Maxwell questo era un commento molto duro.

89. MAXWELL E LA REGINA (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
Vi furono, però, delle occasioni in cui rivelò pure una certa arroganza. James non solo sapeva di essere migliore come fisico di moltissimi altri, ma gli davano fastidio anche le feste dell'upper class; anche per la sua Regina non ebbe che sprezzo, allorché gli venne ordinato di recarsi dalla sovrana per spiegarle che cosa mai fosse il vuoto. La regina non si era dimostrata particolarmente attenta, e Maxwell liquidava la cosa con un much ado about nothing "molto rumore per nulla": perché mai l'opera dei fisici avrebbe dovuto destare l'interesse regale? La vera vita di Maxwell era la fisica […].


MAYER Julius Robert Von (1814-1878), tedesco, un fondatore della termodinamica, scopre l'equivalenza tra lavoro e calore, medico della marina tedesca.

90. LA PAZZIA DI MAYER (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
Robert J. Mayer, figlio di un farmacista, nacque a Heilbronn nel 1814. […] Nel 1850 tentò di suicidarsi gettandosi da una finestra e, a partire da quel momento, soffrì intermittentemente di attacchi di pazzia che più volte forzarono a ricoverarlo. […] Morì di tubercolosi nel 1878.


MILLIKAN Robert Andrews (1868-1953), americano, il primo fisico che ha misurato la carica dell'elettrone, insegna a Chicago e in California, Nobel 1923.

91. IL PREDICATORE MILLIKAN (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica contemporanea)
Millikan (1868-1953) era originariamente un maestro di ginnastica che attraverso una tipica carriera americana era divenuto assistente di Michelson a Chicago. […] Millikan era un tipo insolito tra i fisici. Era un abilissimo raccoglitore di fondi e non esitava a farsi reclame in modi allora inusuali. Per di più gli piaceva parlare di religione e al caso teneva sermoni in chiesa. Così, quando una volta una setta religiosa mise un gran manifesto al California Institute of Technology con la scritta "Jesus saves (Gesù ci salva)", qualche studente vi aggiunse "And Millikan take the credit (E Millikan ne prende il merito)". Bisogna pensare che veniva da una società assai più primitiva di quella europea e che discendeva da pionieri per cui la Fanciulla del West di Puccini sarebbe stata un'opera non lontana dalla realtà. Si ricordi che il suo maestro Michelson aveva addirittura trascorso la sua fanciullezza in un campo di cercatori d'oro!


NEWTON Isaac (1642-1727), inglese, il più grande fisico di tutti i tempi, lo scopritore dei tre principì della dinamica e della legge di gravitazione universale, inventa il calcolo differenziale, pubblica un trattato di ottica, figlio di un piccolo proprietario terriero, studia a Cambridge e diventa lì professore, di carattere chiuso, ha liti famose con Leibniz e Hooke, governatore della Zecca, Presidente della Royal Society, il suo libro più celebre è ! "Principia Matematica Philosophiae Naturalis".

92. NEWTON, L'ULTIMO DEI MAGHI (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica - da Lord Keynes)
A partire dal diciottesimo secolo Newton fu considerato il primo e maggiore scienziato dell'età moderna, un razionalista, un uomo che ci insegnò a pensare lungo le direttrici di una ragione fredda e pura. Non lo vedo in questa luce, e non credo vi possa riuscire nessuno di coloro che hanno lavorato sui documenti contenuti nella cassa che egli stesso confezionò quando lasciò Cambridge definitivamente nel 1696. […] Egli fu l'ultimo dei maghi, l'ultimo dei babilonesi e dei sumeri, l'ultima grande mente che guardò il mondo visibile e intellettuale con gli stessi occhi di coloro che cominciarono a costruire la nostra tradizione culturale un po' meno di 10000 anni fa. Isaac Newton, il figlio postumo nato nel giorno di Natale del 1642, senza padre, fu l'ultimo bambino miracoloso al quale i Magi potessero presentare omaggi sinceri e appropriati.[…] In termini volgari moderni, Newton era profondamente nevrotico, di un tipo non raro, ma - a giudicare dai documenti - lo era in grado estremo. I suoi istinti più profondi erano occultistici, esoterici, semantici, con una profonda tendenza a ritirarsi dal mondo circostante, un terrore paralizzante di esporre i suoi pensieri, le sue opinioni, le sue scoperte, nude, alla vista e alla critica del mondo.

93. IL CAZZOTTO DEL GIOVANE NEWTON (Fonte Le cinque equazioni che hanno cambiato il mondo - M. Guillen)
All'improvviso, avvertì un forte dolore al ventre; i suoi pensieri si bloccarono di colpo. Non appena ebbe riordinato le idee, il giovane Newton uscì dal suo sogno a occhi aperti scoprendo il suo peggiore incubo: Arthur Storer, un bulletto beffardo e provocatore, suo compagno di scuola, gli aveva appena rifilato un calcio allo stomaco. A questo Storer, uno dei figliastri del signor Clarke, piaceva molto prendersela con Newton, stuzzicandolo crudelmente per il suo comportamento eccentrico e perché aveva fatto amicizia con sua sorella Katherine. […] Mentre di solito Storer si limitava a chiamare Newton "femminuccia", quella mattina decise di dargli dello stupido. Purtroppo era vero che Isaac era uno dei peggiori studenti della scuola superiore Re Edoardo VI di Grantham, assai più scadente di Storer. Ma l'idea che quel prepotente si considerasse intellettualmente superiore a lui sviò i pensieri del giovane introverso dai mulini a vento a propositi di vendetta. […] Non appena il signor Stokes [l'insegnante] ebbe congedato la classe, Newton schizzò fuori dell'aula, e si mise ad aspettare l'attaccabrighe nel cimitero adiacente. Nel giro di pochi minuti si formò intorno a lui una chiassosa folla di studenti. […] In un primo momento, nessuno faceva il tifo per il giovane Newton. Quando invece Storer mollava un bel cazzotto, gli studenti d'indole più violenta gridavano evviva, istigando la piccola canaglia a tirare ancora più forte. […] Newton si rialzò faticosamente in piedi: non aveva intenzione di lasciar spadroneggiare il rivale per il resto dei suoi giorni. Messo in guardia dalle urla dei compari, Storer si voltò, e ricevette un calcio nello stomaco e un pugno sul naso; Newton vide il sangue colare e riprese coraggio. Per alcuni minuti i due se le diedero di santa ragione lottando per terra. Molto spesso Storer si allontanava barcollando, convinto di aver battuto l'altro, ma se lo ritrovava immancabilmente di fronte. Quando finì, gli spettatori rimasero muti per lo stupore. Poi, appena l'arbitro intervenne per complimentarsi con Newton, insanguinato ed esausto, gli esterrefatti compagni si riscossero e cominciarono ad applaudirlo, esclamando esultanti che era diventato Davide, mentre danzavano intorno allo sconfitto Golia.

94. LA MELA DI NEWTON (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
A Woolsthorpe egli scoprì anche [dopo il teorema sui binomi] la legge di gravitazione e la dinamica del sistema solare. L'aneddoto della mela, secondo cui la caduta di una mela da un albero sotto cui riposava lo portò a pensare alla gravitazione universale, può essere più o meno vero.

95. NEWTON E I GIGANTI (Fonte A. Cromer - L'eresia della scienza)
Ai tempi di Newton vi era la consapevolezza che la scienza era entrata in un periodo di rivoluzione. L'aristotelismo era morto. Nuovi approcci basati sulla sottile combinazione di matematica e sperimentazione stavano sostituendo le lunghe sfilze di ragionamenti speculativi basati su verità "evidenti".[…] Newton vinse questa sfida in parte perché, come egli stesso aveva detto, si era posto sulle spalle di giganti, e in parte perché egli si trovò a essere un gigante ancora più grande di loro.

96. NEWTON POLEMIZZA CON LEIBNIZ (Dal Big Bang ai buchi neri - S. Hawking)
Tanto Leibniz quanto Newton avevano sviluppato indipendentemente una branca della matematica detta calcolo infinitesimale, che sta alla base di gran parte della fisica moderna. Anche se noi oggi sappiamo che newton scoprì il calcolo infinitesimale vari anni prima di Leibniz, lo pubblicò però molto tempo dopo. Ne seguì un'aspra disputa sulla priorità, e vari scienziati vi presero energicamente parte a favore dell'uno o dell'altro dei due contendenti. E' però degno di nota che la maggior parte degli articoli apparsi in difesa di Newton siano stati scritti in origine di suo pugno, e solo pubblicati sotto il nome di amici! Al crescere della controversia, Leibniz commise l'errore di appellarsi alla Royal Society per risolverla. Newton, in quanto presidente della Royal Society, designò per investigare sulla questione un comitato "imparziale" che, vedi caso, era formato per intero da suoi amici! Ma non fu tutto: fu poi lo stesso Newton a scrivere il rapporto del comitato e a farlo pubblicare dalla Royal Society, accusando ufficialmente Leibniz di plagio. Non ancora soddisfatto, scrisse una recensione anonima del rapporto, pubblicandola nel periodico della Royal Society. Si dice che, dopo la morte di Leibniz, Newton avrebbe dichiarato di aver provato una grande soddisfazione nello "spezzare il cuore di Leibniz".

97. NEWTON SVELA BERNOULLI (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
Sembra che alla Zecca egli avesse ancora le sue antiche capacità intellettuali, poiché nel 1696 riuscì a risolvere un nuovo tipo di problema matematico: trovare la traiettoria passante per due punti fissi che dà il minimo tempo di caduta di un grave. Il problema era stato posto da J. Bernoulli come una difficile sfida lanciata a tutti i matematici, ed egli aveva concesso sei mesi per la sua soluzione. Un giorno, dopo essere rientrato dal suo ufficio alla Zecca, Newton venne a conoscenza della sfida e il mattino successivo aveva già trovato la soluzione del problema. Si dice che Bernoulli, vedendola, senza conoscere l'autore, abbia detto:" Tamquam ex ungue leonem" (dagli artigli riconosco il leone). Newton fu comunque coinvolto sempre di più in parecchie controversie personali con insigni contemporanei.


NOBEL Alfred Bernhard (1833-1896), svedese, chimico, l'inventore della dinamite, accumula un'enorme ricchezza che alla sua morte devolve alla Fondazione intitolata a suo nome per la creazione dei 5 premi più ambiti al mondo (fisica, chimica, medicina, letteratura, pace). Dal 1969 viene istituito anche il premio per l'economia.

98. LE "CORNA" FALSE DI NOBEL (Fonte Il computer di Dio - P. Odifreddi)
La matematica […] benché sia la regina delle scienze, è la Cenerentola del premio Nobel, e non è mai stata inserita nel novero delle materie premiate. Per capire come mai dobbiamo, come speso accade, chercher la femme. La leggenda vuole infatti che Nobel, benché inventore della dinamite, non fosse poi così esplosivo in camera da letto. Il risultato, ovvio, fu che la moglie finì per cercarsi un amante, e lo trovò nella persona del matematico svedese Gösta Mittag-Leffler. Al momento della stesura del suo testamento il povero Nobel, che evidentemente sapeva della tresca, si informò se Mittag-Leffler avrebbe potuto vincere uno dei premi che intendeva istituire. Avutane conferma egli non volle, comprensibilmente, aggiungere il danno alle beffe, ed escluse la matematica dalla sua lista. […] Quanto al premio Nobel da cui siamo partiti, rimane solo da aggiungere che la leggenda riportata agli inizi è per l'appunto tale, benché essa venga regolarmente ripetuta: Nobel non era infatti sposato. Il vero motivo dell'esclusione della matematica dalla lista dei premi fu più pratico e meno pruriginoso: le materie incluse erano semplicemente quelle che più avevano interessato Nobel durante tutta la sua vita, e la matematica non faceva parte di esse. Bisogna pur riconoscerlo: non tutti i gusti sono alla menta.


PASCAL Blaise (1623-1662), francese, fisico-matematico, il geniale inventore della prima macchina calcolatrice, uno dei grandi del calcolo delle probabilità, scopre uno dei principì dell'idrostatica, dà il nome all'unità di misura della pressione.

99. PASCAL E L'ESISTENZA DI DIO (Fonte Il computer di Dio - P. Odifreddi)
Pascal introdusse il calcolo delle probabilità non solo nella matematica, ma anche nella teologia. La sua famosa scommessa è un tentativo di spingere a credere per convenienza: se Dio non c'è e si crede, si spreca la vita terrena; ma se Dio c'è e non si crede, si perde la vita eterna. La sproporzione fra le possibili vincite e perdite mostra che conviene credere: un argomento debole, ma certo più convincente dei motivi per giocare al Superenalotto.


PITAGORA (571-497 a.C.), greco di Samo, celebre matematico dell'antichità per il suo teorema sui triangoli rettangoli, si occupa di acustica, fondatore di una comunità etico-religiosa a Crotone, crede nella metempsicosi.

100. LA LEGGE SBAGLIATA DI PITAGORA (Fonte Il computer di Dio - P. Odifreddi)
Giamblico narra la seguente leggenda. Un giorno Pitagora passò di fronte all'officina di un fabbro, e si accorse che il suono dei martelli sulle incudini era a volte consonante, e a volte dissonante. Incuriosito, entrò nell'officina, si fece mostrare i martelli, e scoprì che quelli che risuonavano in consonanza avevano un preciso rapporto di peso. Per esempio, se uno dei martelli pesava il doppio dell'altro, essi producevano suoni distanti un'ottava. Se invece uno dei martelli pesava una volta e mezza l'altro, essi producevano suoni distanti una quinta. Tornato a casa, Pitagora fece alcuni esperimenti con nervi di bue in tensione, per vedere se qualche regola analoga valesse per i suoni generati da strumenti a corda, quali la lira. Sorprendente, la regola era addirittura la stessa! Per esempio, se una delle corde aveva lunghezza doppia dell'altra, esse producevano suoni distanti un'ottava. Se invece una delle corde era lunga una volta e mezza l'altra, esse producevano suoni distanti una quinta. La storia di Giamblico si può condensare, in termini moderni, dicendo che Pitagora aveva scoperto che la frequenza di un suono determinato da una corda in tensione è inversamente proporzionale alla lunghezza della corda, e direttamente proporzionale alla sua tensione. Queste due leggi dell'armonia pitagorica furono accettate e tramandate per secoli, senza che nessuno si preoccupasse di controllare sperimentalmente se esse fossero effettivamente corrette: l'esperimento l'aveva fatto Pitagora, e gli altri si fidavano. Il problema è che solo una delle due leggi è corretta, mentre l'altra è sbagliata! Il primo ad essersene reso conto sembra essere stato Vincenzo Galilei, padre di Galileo.[…] Egli notò che i suoi esperimenti mostravano che in realtà la frequenza di un suono determinato da una corda in tensione è inversamente proporzionale alla radice della sua tensione. In altre parole, per raddoppiare la frequenza è vero che si deve dimezzare la lunghezza, ma è falso che basta raddoppiare la tensione: bisogna quadruplicarla!


PLANCK Max (1858-1947), tedesco, fisico teorico, un grande della teoria quantistica di cui è inizialmente perplesso, famoso per la scoperta della costante che porta il suo nome, sostenitore dell'importanza della fisica teorica, Nobel 1919.

101. PLANCK MIGLIORA L'ARIA (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
Lise Meitner [fisico nucleare] nutrirà sempre per la sua persona un profondo rispetto. Max Planck è "stato un uomo meraviglioso", scrisse una volta, "tanto che, quando entrava in un'aula l'aria migliorava sempre".


RUSSELL Bertrand Arthur William (1872-1970), gallese, un grande filosofo e logico-matematico del XX secolo; moralista, paladino della pace, delle minoranze oppresse e dell'emancipazione femminile.

102. RUSSELL E LA TARTARUGA (Dal Big Bang ai buchi neri - S. Hawking)
Un famoso scienziato (secondo alcuni fu Bertrand Russell) tenne una volta una conferenza pubblica su un argomento di astronomia. Egli parlò di come la Terra orbiti attorno al Sole e di come il Sole, a sua volta, compia un'ampia rivoluzione attorno al centro di un immenso aggregato di stelle noto come la nostra galassia. Al termine della conferenza, una piccola vecchia signora in fondo alla sala si alzò in piedi e disse: "Quel che lei ci ha raccontato sono tutte frottole. Il mondo, in realtà, è un disco piatto che poggia sul dorso di una gigantesca tartaruga". Lo scienziato si lasciò sfuggire un sorriso di superiorità prima di rispondere: " E su che cosa poggia la tartaruga?". "Lei è molto intelligente, giovanotto, davvero molto", disse la vecchia signora. "Ma ogni tartaruga poggia su un'altra tartaruga!".

103. RUSSELL, 2 + 2 = 5 E IL PAPA (Fonte Dall'io al cosmo - J.D.. Barrow)
Se si ammette un qualunque enunciato falso in matematica, questo potrà essere usato per dimostrare la verità di qualsiasi enunciato matematico. Quando Bertrand Russell, una volta, fece questa affermazione nel corso di una conferenza, venne sfidato da uno scettico provocatore a dimostrare che lo stesso obiettore era il Papa se 2 più 2 fosse stato uguale a 5. Russell rispose immediatamente che "se 2 più 2 fa 5, allora 4 è uguale a 5; sottrai 3; allora 1 = 2. Ma Lei è il Papa siete 2; quindi Lei e il Papa siete 1".


RUTHERFORD Ernest (1871-1937), neozelandese di origine, inglese di adozione, un grande fisico degli inizi del novecento, introduce il noto modello atomico "planetario", direttore del Cavendish Laboratory, conoscitore dei fenomeni radioattivi, Nobel per la chimica nel 1908.


104. RUTHERFORD, IL COCCODRILLO (Fonte G. Gamow - Biografia della Fisica)
Rutherford era chiamato dai colleghi 'Coccodrillo', nomignolo affibbiatogli da uno dei suoi allievi preferiti, il fisico russo Peter Kapitza. Va notato che, mentre per gli Inglesi che si recano (o meglio si recavano) spesso in Egitto e vengono morsicati o divorati dai coccodrilli questo soprannome è piuttosto offensivo, per i Russi, che non hanno mai visto i coccodrilli nella loro terra natia, esso rappresenta un simbolo di notevole forza e vigore. Anche se nessuno osava mai pronunciare quel soprannome in sua presenza, Rutherford ne era al corrente e ne era segretamente orgoglioso; le pareti della nuova costruzione, innalzata per le ricerche di Kapitza su campi magnetici intensissimi, recavano, per un motivo mai dichiarato ufficialmente, un bassorilievo rappresentante un coccodrillo.

105. RUTHERFORD, IL SELVAGGIO (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica contemporanea)
Un famoso filosofo parlava con lui delle rispettive discipline e Rutherford gli diceva che la filosofia non era che vento; chiacchiere e vento, al che il filosofo rispondeva che Rutherford era un selvaggio. Poi gli raccontò una storiella attribuita al Maresciallo di Napoleone III, McMahon. Questi passava in rivista un reggimento in cui c'era un ufficiale negro e i suoi aiutanti lo pregarono di dire qualche buona parola al negro. Il Maresciallo arrivato al plotone del negro si fermò, guardò il tenente e poi gli disse:" Signor tenente, siete un negro!" al che l'interpellato rispose:" Oui, mon Maréchal"; e il maresciallo di rimando:" Et bien, continuez!"; e così io dico a voi Rutherford:" Continuate a essere un selvaggio!".

106. LE PATATE DI RUTHERFORD (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica contemporanea)
[…] Rutherford ebbe la borsa dell'Esposizione del '51, che gli permetteva di proseguire i suoi studi in Inghilterra. Si dice che quando giunse l'annunzio della sua vittoria Rutherford stesse cavando patate nei campi, cosa verosimile nell'ambiente in cui viveva [Nuova Zelanda], e che abbia detto:" Questa è l'ultima patata che scaverò in vita mia". […] La fama di Rutherford [a Cambridge] si sparse rapidamente tra i suoi compagni. Uno di essi scrisse a quell'epoca:" E' arrivato un coniglio dagli antipodi e sta scavando molto a fondo".


TALETE (~624-548 a.C.), greco, filosofo-matematico-enciclopedico, il primo filosofo dell'antichità, autore di un famoso teorema sulle rette parallele, uno dei 7 sapienti, predice l'eclisse del 585 a.C.

107. TALETE E LA NASCITA DELLA FILOSOFIA (Fonte W.Weischedel - La filosofia dalla scala di servizio)
Talete doveva diventare celebre: riuscì infatti a prevedere con precisione un'eclisse solare e per buona sorte quel giorno il Sole si oscurò per davvero. […] Uno storico nostro contemporaneo si serve addirittura di questa circostanza per fissare il momento esatto della nascita della filosofia, scrivendo questa lapidaria frase: "La filosofia greca ha inizio il 28 maggio 585 a.C.", appunto il giorno della prevista eclisse solare. Potremmo ovviamente domandarci che cosa la filosofia abbia a che spartire con le eclissi di Sole, a meno che non si voglia considerare la storia della filosofia come una sequenza non di illuminazioni, ma di oscuramenti.

108. TALETE NEL POZZO (Fonte W.Weischedel - La filosofia dalla scala di servizio da Platone)
Quando Talete osservava le stelle e guardava verso l'alto, cadde in un pozzo e pare che una spiritosa e acuta serva tracia lo abbia deriso: egli vuol sapere che cosa c'è nei cieli, ma gli rimane nascosto ciò che ha davanti agli occhi e ai piedi.

TOLOMEO Claudio (138-178 d.C.), greco-alessandrino, il grande astronomo-matematico dell'antichità, sostenitore del sistema geocentrico, raccoglie nell'Almagesto (trattato in 12 volumi) tutte le nozioni dell'antichità classica.

109. LA DIFFICILE ASTRONOMIA DI TOLOMEO (Fonte Sette variazioni sul cielo - M. Hack)
[…] L'astronomia tolemaica è assai sofisticata, ed è in grado di compiere previsioni molto accurate dei moti planetari. Tuttavia, per altri aspetti utilizza "marchingegni" farraginosi e complicati. A tale proposito è illuminante un aneddoto. Un giorno Alfonso X di Castiglia, detto il Saggio, chiese di essere iniziato ai segreti dell'astronomia tolemaica. Dopo aver studiato con importanti dotti dell'epoca proruppe in questo commento: "Se l'Onnipotente avesse chiesto il mio parere prima di imbarcarsi nella creazione, gli avrei consigliato qualcosa di più semplice". Se la storia non è vera, è "ben trovata", ed esprime il fastidio delle menti più lucide dell'epoca nei confronti di deferenti, epicicli, ecc.


VOLTA Alessandro (1745-1827), italiano, fisico, il celebre inventore della pila elettrica, di agiata famiglia cattolica, convive per anni con una cantante, sposa una donna brutta-saggia-ricca a 50 anni, professore di fisica all'Università di Pavia, favorito di Napoleone e di Giuseppe II imperatore d'Austria.


110. VOLTA, UN CATTOLICO GAUDENTE (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
Alessandro Volta, dal cui nome deriva il termine volt, era nato nel 1745 a Como, in un'agiata famiglia di stretta osservanza cattolica. Suo padre, che aveva tre fratelli sacerdoti, era stato per undici anni novizio nei Gesuiti, prima di sposare una nobildonna, anch'essa molto religiosa. Dei loro nove figli, ben cinque scelsero la vita religiosa. Alessandro ebbe sempre un grande rispetto per il fratello arcidiacono, ma dopo essere stato educato dai Gesuiti, preferì la vita secolare. D'altra parte quella società clericale in cui egli viveva era, nel complesso, piuttosto allegra, disposta a godersi la vita e di mentalità abbastanza aperta: Volta convisse per parecchi anni con una cantante, e poi si sposò con un'altra donna all'età di circa cinquant'anni. Sua moglie viene descritta come una donna bruttina, molto nobile, ricca e saggia.